Behind The Artwork – Banksy e Sotheby’s: arte o strategia di marketing?

Abbiamo chiesto a Domenico Romeo, 2501,RJ, Vlady, Jb Rock e Stefano Antonelli la loro opinione sulla discussa performance architettata da Banksy durante l’asta di Sotheby’s.

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12 ottobre 2018

Come tutto ciò che riscuote clamore mediatico, anche Banksy, uno degli artisti più conosciuti e riconoscibili al mondo, ha spaccato in due l’opinione pubblica e artistica.
C’è chi lo ritiene un genio assoluto, ma anche chi, già dagli albori della sua carriera, trova che la sua arte non sia altro che una perfetta operazione di marketing, un bluff che inizia con il suo anonimato e finisce con gli stencil che appaiono sui muri di tutto il mondo ogni qual volta che un tema politico o economico si fa caldo.

Ad animare ancora di più le polemiche, come ormai è noto, è stata l’ultima performance messa in atto dall’artista durante un’asta di Sotheby’s della scorsa settimana.
Dopo aver venduto una riproduzione del suo quadro per 1,4 milioni di dollari, la tela si è improvvisamente autodistrutta lasciando il pubblico fra l’interdetto e il divertito.

Ancora una volta l’audience si è diviso: c’è chi ha voluto attribuire al gesto un tentativo di rivolta nei confronti del mercato dell’arte e chi, invece, ha dato per scontato che tutti fossero a conoscenza dei fatti e che il valore del quadro, una volta semi distrutto, sarebbe aumentato in maniera vertiginosa.
Notizia che, a qualche giorno dalla performance, è stata data per certa da Joey Syer, il co-fondatore di www.myartbroker.com che ha dichiarato raddoppiato il valore iniziale dell’opera.

In un marasma di opinioni, commenti e teorie che gridano al genio o al fake, abbiamo voluto chiedere ad alcuni artisti e personalità del mondo dell’arte di condividere con noi la loro idea sull’ultimo atto firmato dall’artista di Bristol.

Domenico Romeo, Street Artist and Off-White’s Head Graphic Designer

Domenico Romeo | copia Collater.al

“Non ho mai apprezzato particolarmente Banksy, che reputo sicuramente un pioniere della street art(?) – stencil art ma con un messaggio del tutto banale e privo di contenuti. Come anche la decisione di agire nel totale anonimato mi ha portato a chiedermi se fosse una reale necessità o il corredo di una geniale operazione di marketing.
Constatando che le polizie del mondo ad oggi hanno tutte le strumentazioni necessarie per monitorarci in tutti i  nostri spostamenti, rimanere anonimi è praticamente impossibile.
Ad esclusione, quindi, rimane l’ipotesi dell’operazione di marketing tra le più accreditate.
L’ultima uscita alla Sotheby’s la ritengo altrettanto una MARKETTA degna del suo autore.
Una ennesima azione contraddittoria da notizia mass-market.
Vogliamo veramente credere che la casa d’aste non sapesse dell’operazione, e nessuno si fosse chiesto cosa c’era dentro quella cornice buffa e gigante?
Che messaggio anti-galleristico si lancia “tagliuzzando”  un’opera all’interno di un’asta, sapendo che l’istante dopo varrà il triplo?
Se avesse voluto distruggerla lanciando un messaggio davvero sovversivo avrebbe dovuto  farlo in maniera reale e diversa, facendola esplodere o incendiarla. 

Ma non voglio fare sempre il cattivo delle fiabe e spezzo una lancia in favore dell’artista di Bristol,
dicendo che oggi tutto può essere arte. Anche la sua geniale banalità, corredata della giusta dose di marketing.”

2501, Street Artist

2501 | Collater.al copia

“Nessuno sa fare Banksy meglio di Banksy”.

RJ Rushmore, Writer and Curator

RJ Rushmore, Writer and Curator

“Banksy è un mago, e, in quanto tale, non ho speso neanche un minuto del mio tempo nel cercare di scoprire il trucco che c’è dietro alla sua performance.
Anzi, mi sto godendo il risultato.
Se questa acrobazia è rimasta segreta per più di 10 anni ed è venuta alla luce solo lo scorso week end penso che la sua idea si sia rivelata brillante.
Seguendo le reazioni online mi sono reso conto che c’è solo una cosa che la gente sembra dimenticare: Banksy ha sempre ballato su quella linea di confine che divide l’essere parte del mercato dell’arte dall’esserne fuori.
Io, personalmente, mi sono sempre divertito a guardarlo ballare.

Banksy non è un idiota, anzi, è molto, molto intelligente in questo tipo di cose, e probabilmente capisce il mercato dell’arte meglio della maggior parte degli artisti o dei mercanti d’arte.
La performance è un rifiuto del mercato dell’arte? No. È un flirt, una leggera presa in giro, una critica da parte del giullare di corte. Come sempre.”

Vlady, Multidisciplinary Artist

Vlady | copia Collater.al

“È sempre più facile trovare spunti critici sul lavoro di Banksy, ma rimane difficile discuterne apertamente senza essere sbranati. La sua figura è ormai leggendaria, consegnata alla storia; la cosa può creare soggezione, ma le sue continue provocazioni sono un invito alla parola.
Distiamo 15 anni dalle prime operazioni per le strade di Londra e nel frattempo è cambiato tutto: ieri poco più che uno studente e una crew, oggi una potente società Ltd.
Il mondo che l’artista additava, oggi gli appartiene. Stiamo parlando di un artista milionario che straccia una tela appena battuta per un milione di sterline, quasi in atteggiamento polemico e beffardo nei riguardi delle aste o dell’arte. La distruzione è creazione, ma creare qualcosa nell’esatto momento della conclusione di una vendita, è un gesto critico. Siamo alla solita retorica di Banksy che manda messaggi anti-capitalistici, molto rassicuranti. Banksy dunque non resiste a non partecipare a una festa che detesta, perché si noterebbe di più se non ci fosse.
Il confine tra realtà, finzione e burla situazionista è sottile, non tutti lo colgono: la presa per il culo riesce egregiamente. Sta girando un video, fin troppo dubbio, in cui un uomo in felpa (la solita “hoodie” forse presa da Primark a 9,90£, sporca di vernice) è intento nel confezionare una cornice le cui lame – poste orizzontalmente – non potranno mai tagliare. Eppure il miracolo in sala, come per San Gennaro, si compie.
Il suo successo sta proprio nel far passare tali gesta sopra la sua persona. È così, attraverso messaggi visivi illustrati, quasi populistici, che è diventato il mito che conosciamo.

Non bisogna fare tuttavia l’errore di valutare Banksy solo dal punto di vista oggettivo; non è cosa ha fatto. È dove, quando e come. E questo vale per tutta la sua carriera. Il messaggio non è lo stencil: è l’idea, l’azione, la reazione globale. Se non fosse così, non sarebbe divenuto l’unico artista degli stencil conosciuto e amato anche dai profani.”

JB Rock, Street Artist

JB Rock | Collater.al

 

“Cosa penso dell’ultima trovata di Banksy? Penso che abbia vinto.
Essendo la sua ricerca artistica basata al 98% sul cercare di far parlare di sé, direi che questa volta si è superato alla grandissima.
Basta guardare la quantità di nuovi follower che ha ricevuto su Instagram, canale dal quale comunica con il mondo, è passato in poche ore da poco più di 1 milione a quasi 5 milioni di utenti.
È stata un operazione riuscitissima. 

Vi consiglio la lettura di un articolo del Post che ha affrontato, successivamente, gli stessi dubbi che ho espresso nei giorni scorsi sulle storie del mio profilo Instagram.
Il concetto è esattamente lo stesso, solo espresso in maniera più ordinata rispetto ai miei deliri sporcati dal mio accento Romanesco.”

Stefano S. Antonelli, Curator

Stefano Antonelli | Collater.al

Nel libro Wall and Piece pubblicato nel 2005 Banksy scrive: “If you want to say something and have people listen, then you have to wear a mask. If you want to be honest then you have to live a lie.”. In altre parole, il writer di Bristol scrive a chiare lettere: non saprete mai chi sono e ogni verità che dirò sarà mascherata da bugia. Questi due concetti ci offrono allo stesso tempo un orizzonte entro il quale comprendere il lavoro dell’artista, e un manifesto operativo.

Quando Banksy riduce a striscioline una sua Girl with balloon da un milione di sterline nel corso di un’asta da Sotheby’s, in primo luogo compie un gesto pubblico che rivendica attraverso il suo account Instagram, lo stesso schema procedurale di un attentato, in secondo luogo si ispira ad un lavoro dell’artista francese Farewell “Bande de pub” realizzato nel 2004 a Parigi

L’artista utilizza strategie di comunicazione degne dei grandi brand e questo non deve sorprendere, il marketing deve molto ai graffiti. Da oltre vent’anni la maggioranza dei grafici, creativi e operatori della pubblicità sono ex writer che dall’esperienza della pratica dei graffiti, ovvero dall’etica e l’estetica del vandalismo, hanno prelevato e rielaborato alcune tra le più efficaci e innovative tecniche di marketing. Non si tratta di marketing ma di vandalismo, e marketing e vandalismo sono la stessa cosa.

La messa in scena, poi, è l’opera vera e propria ed è costituita dal video. La messa in scena è anche all’origine della contemporaneità dell’arte, è Marcel Duchamp ad utilizzare la messa in scena come procedura esecutiva dell’opera presentando i suoi ready made, la cui strategia d’indirizzo è di rappresentare linearmente ciò che è rappresentato, ovvero, così come il pisciatoio è solo un pisciatoio, la ruota di bicicletta é solo una ruota di bicicletta, la burla di Banksy è solo una burla, uno scherzo o più genericamente un gioco.

E la verità? La verità è che, come scrive Carlo McCormic, la società, in quanto condizione collettiva che mira all’ordine nel disperato tentativo di scongiurare l’entropia, è un insieme di confini. Anche se ci si aspetta che l’artista segua le regole generali come tutti gli altri, gli si accorda però tacitamente la licenza di spostare, sfidare – se necessario – violare questi innumerevoli confini. Qualcuno lo deve fare, e sebbene sia prevedibile che lo facciano criminali, pazzi e bambini, tutto sommato preferiamo che a farlo sia un artista. Allora il modo migliore per conoscere un limite è trovare qualcuno che prema per infrangerlo.

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