Game of Thrones 8: l’analisi completa del terzo episodio “Battle of Winterfell”

Game of Thrones 8: l’analisi completa del terzo episodio “Battle of Winterfell”

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Finalmente la battaglia! Dopo i primi due episodi era giunto il momento di vedere i nostri protagonisti armarsi di spade, archi e frecce e combattere contro il nemico comune, il Re della Notte e l’esercito degli Estranei al completo. The Long Night, ribattezzatoBattle of Winterfell, ovvero il terzo episodio dell’ultima stagione di Game of Thrones, si apre con Grande Inverno schierata e pronta al massacro. Ognuno è in posizione, Jon e Daenerys in sella ai propri draghi, i Dothraki in prima linea, i bruti con Tormund e i Guardiani della Notte con Sam, Edd Tollett, Beric e Il Mastino subito dietro, e appena prima della trincea gli Immacolati con Jorah Mormont, Melisandre e Spettro. Nel cortile la giovane Lyanna Mormont e sulle mura Jaime, Brienne, Podrick, Arya e Sansa che poi raggiungerà Missandei, Gilly, Tyrion e Varys nella cripta.

Nel giardino degli Dei Bran scortato da Theon e appena prima della foresta l’Esercito dei Morti.

Ah, dimenticavo! Cersei comodamente seduta sul trono di spade ad approdo del Re. 

La Battaglia di Winterfell può cominciare. 

Le spade infuocate

Per dare speranza all’esercito di Grande Inverno interviene Melisandre che con un incantesimo rende infuocate tutte le lame delle spade dei Dothraki. Questo gesto, però, non ci è nuovo, infatti ci ricorda immediatamente Beric Dondarrion, che al contrario della Donna Rossa non ha bisogno di dire nessuna parola. 

L’incantesimo pronunciato da Melisandre è in Valyriano, lingua inventata da David J. Peterson, inventore anche della lingua Dothraki, che ha condiviso con il mondo le parole esatte: “Āeksios Ōño, aōhos ōñoso ōñoso ilōn jehikās! Āsios Ōño, ilōn misās! Kesrio syt bantis zābrie issa se ossȳngnoti lēdys!” (“Signore della Luce, getta la tua luce su di noi! Signore della Luce, difendeteci! Perché la notte è oscura e piena di terrori!”).

Beric Battle of Winterfell | Collater.al
Dothraki spade Battle of Winterfell | Collater.al

Arya e Sansa

Sulle mura, una di fianco all’altra, le sorelle Stark si preparano alla battaglia in due modi totalmente diversi. Arya è pronta al combattimento, del resto è da sette stagioni che si prepara, mentre Sansa inizia a percepire la paura e a sentirsi impreparata. Per questo si confida con la sorella che le porge un pugnale, Sansa lo prende rispondendo di non saperlo usare.

La risposta di Arya, che le dice “Stick ‘em with the pointy end” ci ricorda immediatamente il primo consiglio che Jon diede alla piccola di Casa Stark quando le regalo Ago, ma se Arya fece suo questo consiglio, Sansa non sembra essere predisposta a imparare. 

Il Mastino

La battaglia comincia e, come spesso succede, la guerra rivela le più grandi paure personali. È proprio quello che succede al Mastino che sembra bloccarsi e non riuscire più a riprendersi. Se vi state chiedendo il perché sappiate che la soluzione sta nel fuoco, di cui il Mastino è profondamente terrorizzato. La sua paura è legata a quando suo fratello gli mise metà volto sul fuoco, cosa che gli procurò la sua celeberrima cicatrice. 

Arya e Melisandre

Non è la prima volta che la Donna Rossa e Arya Stark si incontrano, infatti le due protagoniste fecero la reciproca conoscenza nella terza stagione. È proprio nel loro primo dialogo che si nasconde un indizio importante, che già allora avrebbe potuto farci capire che sarebbe stata Arya a uccidere il Re della Notte e che ora ci fa pensare che sarà lei a uccidere Cersei. Melisandre disse infatti “Brown eyes, green eyes, blue eyes…eyes you’ll shut forever.”

Con gli occhi castani si riferiva a tutte le persone a cui ha tolto la vita in queste stagioni, con quelli azzurri al Re della Notte e, a questo punto, pensiamo che gli occhi verdi si riferiscano a quelli di Cersei. 

Arya, Not Today

Questa è forse una delle scene più emblematiche dell’episodio. Rintanati all’interno di Grande Inverno, per Il Mastino, Melisandre e Arya sembra che non ci siano speranze quando, la Donna Rossa, citando le parole di Syrio Forel, il maestro di spada di Arya, è come se ricordasse alla piccola Stark chi è e qual è il suo compito. 

“- What do we say to the god of death? 
– Not today.”

Il pugnale 

Ormai abbiamo imparato che David Benioff e D.B. Weiss non lasciano nulla al caso, come, ad esempio, per quanto riguarda l’arma con cui Arya uccide e sconfigge definitivamente il Re della Notte. 

Si tratta del pugnale in acciaio di Valyria dalla forma molto particolare, difficile da dimenticare, infatti la sua storia inizia con quella di tutti gli altri nella prima stagione. 

La prima volta che lo vediamo è, appunto, durante una delle prime puntate, quando un mercenario dei Lannister entra nella stanza dove è stato ricoverato Bran, dopo la famosa caduta dalla torre di Grande Inverno, tentando di uccidere il figlio di Ned Stark. 

Impossessatasi del pugnale, Catelyn Stark lo porta con sé ad Approdo del Re dove cerca in tutti i modi di scoprire a chi appartiene, arrivando ad accusare ufficialmente Tyrion Lannister. Qui passa nelle mani di Ditocorto che lo userà per arrestare Ned Stark nella sala del trono.

Dopo essere finito, quasi inspiegabilmente, nelle mani Arya, il pugnale compare anche in uno dei libri trafugati da Sam dalla biblioteca della Cittadella, ciò ci ha portato a pensare che proprio quest’arma fosse la chiave di tutto, e infatti…

Ma c’è qualcos’altro di molto familiare nella scena madre di Battle of Winterfell. La mossa di Arya, quella di passarsi il pugnale da una mano all’altra, colpendo così inaspettatamente l’avversario gliela abbiamo già vista fare durante un allenamento nel cortile di Grande Inverno contro Brienne.

Tra l’altro, non è una coincidenza il fatto che Arya colpisce il Re della Notte proprio nello stesso punto in cui i figli della foresta hanno spinto nel petto del primo Estraneo il vetro di drago. 

I caduti

I primi che vediamo morire sono i Dothraki e con loro Qhono che, dopo Kahl Drogo, aveva deciso di seguire Daenerys e combattere per la sua causa al fianco degli Immacolati.

Possiamo dire che Edd Tollett è uno dei personaggi secondari a cui si siamo affezionati maggiormente. Il Guardiano della Notte è sempre stato al fianco di Jon, sia alla Barriera, sia al di là del muro, durante la Battaglia dei Bastardi e anche in quest’ultima che, però, non è stata per niente clemente con lui. Ed ora la sua Guardia si è conclusa.

Una delle morti che forse ci ha fatto soffrire di più è quella di Lyanna Mormont, letteralmente stritolata dal gigante. Ma la giovane Lady non si arrende proprio mai, riuscendo, appena prima di esalare l’ultimo respiro, a pugnalare il gigante, facendolo cadere esattamente nello stesso punto in cui venne ucciso da Bolton nella sesta stagione.

Per tanto tempo ci siamo chiesto per quale motivo il Dio della Luce avesse riportato in vita Beric e ora scopriamo che il suo compito era quello di proteggere Arya, permettendole di uccidere il Re della Notte. Quella di Beric Dondarrion è di sicuro una delle morti più onorevoli, ma non si aggiudica il primo posto.

La morte più onorevole è, infatti, quella di Theon Greyjoy che, per proteggere Bran, resiste fino alla fine, riuscendo a trovare il coraggio e la forza di affrontare il Re della Notte di persona. Theon è di sicuro il personaggio con l’evoluzione e il percorso più tragico e sorprendente che, alla fine, lo ha portato a combattere per quella che è sempre stata la sua famiglia.

Lyanna non è l’unica di Casa Mormont a lasciarci. Dopo otto stagioni siamo obbligati a salutare anche Jorah, personaggio che ha diviso il pubblico tra chi lo ama e chi lo odia. Il suo posto è sempre stato al fianco della sua amata Daenerys ed è proprio per lei, e accanto a lei, che muore.

La morte di Melisandre era stata già preannunciata da lei stessa. Una volta finita la battaglia il suo compito è finito e questa vita non ha più nulla per lei.



La puntata si conclude così, lasciandoci molti dubbi sulla sopravvivenza di altri personaggi che, fortunatamente, vengono subito sanati dal trailer della prossima puntata in cui vediamo Dany e Jon, ma anche Jaime e Brienne, Verme Grigio e Missandei e Spettro, di cui durante la Battaglia abbiamo perso le tracce. Inoltre abbiamo la conferma che entrambi i draghi di Daenerys sono vivi e pronti per marciare su Approdo del Re.

A questo punto le domande sono ancora tante. Era questa la grande battaglia o quella che verra? Il Re della Notte era il vero nemico o è Cersei? O forse Daenerys?

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The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo

The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo

Giulia Guido · 3 giorni fa · Art

Siamo qui per presentarvi un altro progetto che prova il fatto che sebbene abbiamo trascorso oltre due mesi chiusi nelle nostre case, la creatività non ha smesso di viaggiare. Luis Mendo, grafico e art director, ha approfittato del lockdown per dare vita a un lavoro personale che rappresentasse a 360° il suo stile e le sue passioni. 

The Home Stayer è il titolo del progetto che ha portato Luis a creare delle copertine per una rivista immaginaria. 

Il rimando al The New Yorker e alle sue iconiche cover è palese, anzi, quello di Luis Mendo vuole proprio essere un omaggio al famoso magazine, ma nel suo progetto il soggetto principale è uno e uno soltanto: le case e la vita al loro interno. 

Come ha specificato lo stesso artista, in questo periodo di lockdown, le nostre case si sono trasformate in piccole città in cui riposare, lavorare, allenarsi, rilassarsi, sperimentare nuovi hobby. Questo repentino cambiamento dello stile di vita e degli spazi casalinghi ha unito il mondo intero, per un breve periodo in ogni luogo del mondo le persone stavano vivendo nello stesso modo e la casa di uno è diventata la casa di tutti. 

Proprio per questo motivo le cover di The Home Stayer non appartengono a un luogo specifico e al tempo stesso appartengono ad ogni luogo. 

Per il momento Luis Mendo ha realizzato sei cover, ma il progetto non è ancora terminato, quindi se vuoi scoprire le prossime seguilo su Instagram

The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo
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The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo
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Skoda ha girato tre pubblicità in casa con le macchinine

Skoda ha girato tre pubblicità in casa con le macchinine

Emanuele D'Angelo · 3 giorni fa · Art

L’industria pubblicitaria è stata duramente colpita dalla pandemia, coloro che ancora fanno pubblicità hanno faticato ad adattarsi al contesto completamente nuovo, complici anche le severe restrizioni sulla produzione.

Ma la creatività non è andata in quarantena, non si è mai fermata, infatti la società automobilistica ceca, fondata nel 1923 a Plzen, Skoda insieme ai registi di From Form, Johan Kramer e Steffen Haars ha girato tre spot diversi in casa con le macchinine giocattolo.
Piccoli SUV in miniatura corrono tra salone, cucina, saltando ostacoli e combinando diversi guai.

La maggior parte delle persone ora sta cercando di trovare un modo per lavorare da casa indisturbata. Perché ovunque si guardi, le distrazioni sono lì. È questo che ha ispirato il produttore olandese a raffigurare il padre di una famiglia, che viene continuamente distratto da una piccola automobile giocattolo, nello specifico una KODIAQ. “Ero curioso di sapere come sarà lavorare con una piccola troupe composta da me e dalla mia ragazza. Era lei che teneva e metteva a fuoco la telecamera quando recitavo in un’inquadratura. A parte questo, stavo girando – farlo dopo undici anni è stato fantastico e mi è piaciuto molto! Steffen dice.

Si chiama Paco. Questo membro a quattro zampe della famiglia di Johan Kramer – l’icona olandese della pubblicità e del cinema – è stato il fulcro di una storia con un’auto giocattolo KAROQ. Le limitazioni sono sempre grandi per la creatività”. Mi è piaciuto molto. Ciò che mi ha colpito è stato il fatto che ŠKODA volesse creare qualcosa di fatto in casa, qualcosa con un’atmosfera e un’ambientazione riconoscibile in cui tutti possano identificarsi. Anche il numero di persone coinvolte è stato minimo rispetto alle solite riprese: questa volta eravamo solo io e mia figlia maggiore. E Paco il cane, naturalmente. Abbiamo anche dovuto fare il nostro caffè sul set – regista, troupe di ripresa e catering tutto in uno. Meraviglioso”, dice Kramer, ammettendo di aver apprezzato molto le riprese.

Lo studio fondato dal duo olandese Jurjen Versteeg e Ashley Govers ha utilizzato la suddetta tecnica di ripresa fotogramma per fotogramma anche per il loro clip. Ammettono di aver deciso di giocare con le proporzioni, che è anche un elemento chiave del loro altro lavoro. Il collegamento di veri oggetti per la casa, di una mano umana e di un giocattolo ha permesso loro di creare la sensazione di una “vera” pubblicità di automobili. Ci ha riportato all’infanzia. Se qualcuno ci avesse detto non molto tempo fa che avremmo girato un inseguimento per una vera casa automobilistica, non ci avremmo creduto affatto”, dicono.

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Sara Zaher, illustrazioni colorate e ciniche

Sara Zaher, illustrazioni colorate e ciniche

Giulia Guido · 2 giorni fa · Art

Qualche tempo fa vi abbiamo presentato Sara Zaher, graphic designer originaria de Il Cairo, che attraverso i suoi lavori caratterizzati da accostamenti assurdi e colori brillanti raccontava il mondo e l’attualità. 

In questi mesi Sara non ha mai smesso di farlo, ma oltre alla grafica si è dedicata anche all’illustrazione. I disegni digitali che Sara Zaher condivide sul suo profilo Instagram hanno riscosso lo stesso successo dei suoi primi lavori. 

Con l’aiuto di pochi elementi, colori pastello e frasi d’effetto, Sara ci propone una visione cinica e ironica della società e della realtà che abbiamo costruito, fatta di apparenza, di emozioni nascoste, di vite costruite sui social. L’aspetto estetico, vivace e brillante, crea un forte contrasto con i messaggi e gli argomenti trattatati, facendoci sorridere e allo stesso tempo lasciandoci un po’ di amaro in bocca. 

Sara Zaher è assolutamente un’artista da seguire, scoprite alcuni dei suoi lavori qui sotto e per non perdervi i prossimi andate sul suo profilo Instagram

Sara Zaher, illustrazioni colorate e ciniche
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Sara Zaher, illustrazioni colorate e ciniche
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“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace

“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace

Emanuele D'Angelo · 2 giorni fa · Art

ASHEKMAN è un collettivo originario di Beirut in Libano fondato da due fratelli gemelli Omar e Mohamed Kabbani.
Il collettivo è diventato una piattaforma per i due fratelli per combattere l’ingiustizia sociale, politica e l’estremismo che alimenta la falsa propaganda sul Medio Oriente.

Insieme, come sempre, hanno deciso di dare vita a “Operation Salam“, dipingendo una gigantesca parola “Salam” in calligrafia araba su 85 tetti di edifici, un’opera d’arte di 1,3 chilometri che può essere vista dallo spazio.

Salam, che in arabo significa Pace, indica uno stato di reciproca armonia tra persone o gruppi, soprattutto nelle relazioni personali. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di diffondere un messaggio positivo al mondo e di grande speranza per tutto il popolo arabo.

“Nascere nel mondo arabo può essere una sfida, può impedire anche solo di osare e sognare. La situazione politica, la corruzione e le guerre che ogni tanto si accendono possono demotivare chiunque e metterlo in uno stato di disperazione. Per altri, tuttavia, questa triste immagine può essere la spinta a fare qualcosa. Abbiamo sempre cercato di fare esattamente questo. Con il nostro collettivo, abbiamo deciso di combattere lo status quo a modo nostro e alle nostre condizioni. Abbiamo preso la lingua, più precisamente la calligrafia, l’essenza stessa della cultura araba (dopo tutto, è ciò che rende l’arabo… arabo!)” hanno detto gli artisti.

“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace
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