Abbiamo già avuto modo di raccontare l’immaginario di Claudia Fuggetti quando, qualche tempo fa, abbiamo parlato del suo giardino technicolor — un universo digitale dove il naturale si scioglieva nell’artificiale. Oggi torniamo a parlare della fotografa e artista visiva pugliese per esplorare un altro capitolo della sua ricerca: Metamorphosis.

Con questo nuovo progetto, Claudia Fuggetti si confronta con il tempo presente, un’epoca segnata da transizioni profonde e fragilità diffuse. Metamorphosis è una riflessione visiva sul nostro rapporto con la natura, ma anche una dichiarazione poetica sull’urgenza di riscoprire un legame sensibile con ciò che ci circonda. Prendendo spunto dalle parole del filosofo ecologista David Abram — secondo cui la crisi ecologica è prima di tutto una crisi della percezione — Fuggetti costruisce un immaginario in cui la natura non è più solo sfondo, ma soggetto vivo e pulsante.



Le sue fotografie sono attraversate da interventi cromatici che sembrano animare ogni elemento naturale, come se dentro ogni foglia, pietra o ruscello ci fosse una scintilla di resistenza. I colori, innaturali ma mai invadenti, sono simbolo di una vitalità che persiste anche quando tutto intorno sembra degradarsi. Allo stesso tempo, rivelano una realtà fragile, frammentata, in continua mutazione.




In questo spazio sospeso, la presenza umana è rarefatta, quasi silenziosa, immersa in uno stato contemplativo. Metamorphosis non è un grido di allarme, ma una meditazione visiva, un invito a rallentare lo sguardo e lasciarsi attraversare da una nuova percezione del mondo. La natura, sembra suggerire Fuggetti, non ha mai smesso di evolvere: il suo cuore continua a battere, a trasformarsi, a generare visioni.









Gli scatti di Claudia Fuggetti sono in mostra al Fotografia Calabria Festival fino al 12 ottobre.
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