Photography Evelyn Bencicova e fotografare l’uniformità del regime
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Evelyn Bencicova e fotografare l’uniformità del regime

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L’architettura può essere una forma di potere. Da questa intuizione parte Evelyn Bencicova per Asymptote, la serie con cui indaga l’eredità visiva e psicologica dell’epoca socialista, trasformando edifici monumentali e corpi anonimi in un’unica, glaciale composizione. 

Nata a Bratislava nel 1992, quindi dopo la fine del regime, la fotografa e artista slovacca si è formata a Vienna, tra fine art e nuovi media. Nel 2016 vince l’Hasselblad Masters e porta a termine proprio Asymptote, realizzato in collaborazione con l’art director Adam Csoka Keller. 

Il punto di partenza per questo lavoro, ancora molto attuale, sono siti architettonici dell’era socialista. Luoghi che erano simboli di potere e di grandezza, pensati per far sentire piccola la persona che li attraversa, e che oggi restano immobili, privi del loro scopo originario, abbandonati o dimenticati come lapidi di una gloria passata.

Alla base del progetto c’è un impianto storico che dialoga con uno scenario di finzione, fino a rendere incerto il confine tra realtà e ricordo. Testimonianze autentiche e materiali d’archivio vengono reinterpretati attraverso il linguaggio digitale contemporaneo, in una finzione che poggia su basi vere.

L’obiettivo non si esaurisce nello sguardo all’indietro. Evelyn Bencicova vuole parlare soprattutto dello stato attuale delle società post-sovietiche e dei loro valori, attraverso temi come paranoia, sorveglianza, uniformità, normalizzazione e censura. Sono tutti frutti di un’eredità culturale che continua a incidere su situazioni, pensieri e comportamenti di oggi. 

Evelyn Bencicova

Nelle fotografie di Asymptote i corpi non sono mai protagonisti. Vengono piegati e distribuiti nello spazio fino a comporre una geometria coerente, che diventa essa stessa un simbolo del regime. Le persone formano un pattern, ciascuna privata della propria individualità per trasformarsi in una forma unitaria, e in una società così ogni differenza è un’anomalia del sistema.

A rafforzare l’effetto contribuiscono le simmetrie, le maschere identiche, le palette fredde e sbiadite. Appoggiate a ringhiere e pareti, le figure si fondono con la costruzione e danno vita a un’architettura emotiva, dove braccia e gambe sembrano allo stesso tempo meccaniche e malinconiche. Il risultato è un mondo inquieto, in cui l’organico e il cemento entrano in attrito e l’autonomia personale si scontra con la mentalità di comunità.

Evelyn Bencicova
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