Margarita Senkova e la sua Electropantera

Margarita Senkova e la sua Electropantera

Giorgia Massari · 3 settimane fa · Art

Tutto per Margarita Senkova ha inizio da un sogno. All’età di otto anni, quando era ancora nel suo paese d’origine, la Bielorussia, incontrò in un sogno un enorme gatto nero con una stella disegnata sulla fronte. «Da lì ho capito di essere una strega ed è quello che mi ha fatto sopravvivere durante gli anni noiosi della mia infanzia», racconta Margarita, in arte Electropantera. In realtà il vero turning point della sua arte avviene a Milano, città in cui vive da dieci anni. Qui inizia a disegnare dei buffi gatti che con il tempo hanno iniziato ad assumere sembianze umane. Oggi l’immaginario delle sue illustrazioni è ben delineato. La donna strega, libera e disinibita, è spesso la protagonista di narrazioni che si inseriscono in luoghi con forti riferimenti alla tradizione folkloristica bielorussa nei quali, però, non mancano elementi della contemporaneità, soprattutto legati al mondo della moda. Uno strano mix erotico e occulto, senza dubbio femminista e incredibilmente consapevole. Il suo story telling è sì diretto ma è anche altrettanto stratificato, con dietrologie nascoste non troppo facili da svelare. Per questo abbiamo deciso di incontrare Elettropantera e abbiamo commentato insieme a lei alcune delle sue illustrazioni che più abbiamo amato.

I miei personaggi indossano Balenciaga, Vetements, Gucci, Louis Vuitton, Prada. Mi piace immaginare che il tempo non sia lineare e che le mie creature vivano al di là di esso e possano assomigliare a una contadina che indossa scarpe da ginnastica Adidas e una borsa Ikea.

Electropantera | Collater.al
Dancing

Prima di commentare alcuni tuoi lavori, parlaci della tua ricerca. È evidente che ci sia una forte componente esoterica. Da dove deriva questo tuo interesse?

Electropantera: Non definirei la mia arte esoterica in quanto non mi baso sulla nessuna dottrina o “scienza spirituale”. Sono attratta dalla mitologia “bassa”, dal folklore, dalle favole, dal paganesimo. I miei personaggi sono delle creature ctonie, legate alla natura, soprattutto alle foreste. Sono molto legata alla mia casa — alle palude, piccoli villaggi, foreste infinite. Cerco di incorporare questi elementi nei miei disegni.

Le protagoniste sono quasi sempre donne, con un aspetto a metà tra l’umano e l’alieno. Cosa significa questa rappresentazione per te? 

Electropantera: Nel mio immaginario uso spesso la Donna Strega, per me rappresenta il concetto della donna libera, priva di qualsiasi ruolo sociale. Storicamente, una strega è stata sempre un personaggio marginale all’interno della società in cui viveva: o troppo brutta o troppo bella, o troppo vecchia o troppo strana. Anche le mie donne sono così, ma per me è positivo: non sono né madri, né mogli, né lavoratrici. Possono fare quello che vogliono.

Il tuo stile sembra strizzare l’occhio al mondo anime e, allo stesso tempo, a molti elementi della tradizione orientale e dell’est Europa. Sono questi i tuoi riferimenti visivi? 

Electropantera: Conosco poco il mondo anime. Come a tanti, mi piace Miyazaki. Il mio regista preferito è Yoshiaki Kawajiri, ma qui finiscono i miei riferimenti anime e orientali. In realtà la mia ispirazione visiva arriva principalmente dall’arte. Ti direi soprattutto la pittura medievale e quella barocca. Amo il surrealismo e il simbolismo, mi ispiro molto alla grafica dell’Art Nouveau.

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Swan Lake

Nell’opera Swan Lake il protagonista è il cigno – l’uccello che nella mitologia slava collega il mondo dei vivi con il mondo dei morti.

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Apple Garden

Apple Garden è basato sulle leggende comuni in tutta Europa che parlano delle mele magiche, in più ho inserito i serpenti, creature ctonie, generalmente femminili legate ai culti della terra, del mondo sotterraneo e fertilità.

Electropantera | Collater.al
Coven After School

Nella mia testa ci sono sempre le memorie della mia infanzia, il passato per me è come un lago profondo dove mi tuffo.

Sono cresciuta in una città post-sovietica a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. Il suo nome è Moghilev e significa “tomba di un leone”, nonché le mie passioni future: la morte e i gatti. Da piccola amavo le leggende urbane, le cosiddette “creepypasta”. Le mie illustrazioni uniscono elementi di architettura e di interior che mi ricordano quell’epoca passata a leggende urbane che spesso invento io. Per esempio, Art School è la leggenda urbana creata da me. Racconta la storia di una donna che voleva avere figli, ma per colpa di una magia andata male, ha dato vita a due gatti.

Autumn Time Sadness è un quadro con due streghe ambientato nella tipica cucina sovietica. Going Home è ambientato negli anni Novanta, si riconoscono subito i tipici palazzi post-sovietici, così come in Sailor Moon.

Electropantera | Collater.al
Going Home

Spesso torno con la mente nel villaggio di mia nonna e immagino come poteva essere cinquant’anni fa se fosse stato abitato dalle streghe. Un esempio sono le opere Party Time, Devil in a Well – la storia d’amore tra un diavolo del pozzo e la ragazza mortale -, e Break Time.

Electropantera | Collater.al
Party time
Electropantera | Collater.al
Gretchen and Hella

Courtesy Electropantera, Margarita Senkova

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Art
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L’allestimento autoriale secondo HeyCrates

L’allestimento autoriale secondo HeyCrates

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Design

Non è facile sentir parlare di allestimento autoriale, anche tra gli addetti ai lavori non è un termine così diffuso. Forse la dicitura allestimento d’autore meglio spiega il concetto, ma rimane il fatto che non sia un pratica così radicata, per lo meno nel mondo dell’arte e del design. L’industria della moda al contrario sembra averne già carpito il potenziale, forse perché in termini di budget riesce a permetterselo e, d’altra parte, ha un gran bisogno di un effetto scenografico sia per gli shooting sia per le sfilate. Delle runway sceniche ne avevamo già parlato, soffermandoci sul lavoro dello studio Bureau Betak, che realizza i set delle sfilate di grandi maison tra cui Gucci, Bottega Veneta e Jacquemus, trasformandole in veri e propri show dal sapore artistico.

In ogni caso qualsiasi show – che si tratti di moda, arte o design – ha bisogno di una produzione o meglio, di servizi ben specifici che rendano il tutto possibile. Dai trasporti al packaging, dalla progettazione espositiva all’allestimento vero e proprio. Ma chi se ne occupa? Chi sono questi attori? Non è facile individuare realtà ben definite che si occupano di questi servizi dalla A alla Z, anche se negli ultimi anni stanno nascendo dei veri e propri brand – o studi di progettazione – che si propongono di rispondere a queste richieste in toto, inserendosi in un processo complesso, non solo da un punto di vista logistico ma portando un vero e proprio contributo creativo con una linea estetica solida. La loro posizione dietro le quinte rende difficile tracciarne un identikit, per questo lo abbiamo chiesto a Matteo De Nando, fondatore di HeyCrates, un brand emergente che rappresenta uno dei pochi esempi italiani di allestimento autoriale.

 
 
 
 
 
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Abbiamo conosciuto HeyCrates in occasione della Milano Design Week, precisamente da Lampo, il nuovo hub principale di Isola Design. L’allestimento che HeyCrates presenterà settimana prossima nella location di Scalo Farini ben rappresenta la direzione che il brand sta prendendo nell’ultimo periodo, concretizzandosi come punto di partenza di una seconda fase importante per il brand. Scopriamo qualcosa di più e addentriamoci dietro le quinte di una mostra.

Partiamo dalla definizione “allestimento autoriale” o “allestimento d’autore”. Negli ultimi anni è sempre più richiesto da varie industrie, pensiamo alla moda, ma anche al design e all’arte. In passato l’aspetto di produzione si riduceva a un semplice servizio anonimo. Perché oggi abbiamo bisogno di un allestimento che sia creativo e che abbia un’identità consolidata? Cos’è cambiato secondo te? 

Matteo De Nando: HeyCrates nasce in un ambito, quello dell’arte, che fa perno proprio sull’autorialità, la quale è spesso frutto di una sinergia di varie professioni, dalla progettazione di un’opera d’arte alla sua conservazione, passando per l’allestimento. Quello che ho potuto osservare in prima persona è che quest’ultimo decennio è contraddistinto da una sempre maggior quantità di eventi effimeri che costellano il calendario di tutte le grandi città. Di conseguenza penso che la richiesta di una progettazione originale, così come una logistica reattiva e “su misura”, sia cresciuta di pari passo.

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HeyCrates x L’Essenziale Studio vol. 05 – artwork by Jacopo Benassi – ph Matteo De Nando
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HeyCrates x Fondazione Stelline – Drifting Sides curated by Giacomo Zaza – ph Matteo De Nando

Qui si inserisce il tuo brand. Come nasce l’idea di HeyCrates? Qual è stata la tua intuizione? Pensi di esserti inserito e di aver successivamente riempito un vuoto che mancava soprattutto nel mondo dell’arte?

Matteo De Nando: Si può dire che HeyCrates sia nato sia da una forte necessità che da una grande curiosità e interesse verso il mondo dietro le quinte. Un Interesse anche estetico rispetto al sistema arte e i suoi meccanismi, declinato in una forma che possa valorizzare il progettista così come l’artigiano.

Quando penso all’allestimento di una mostra mi viene in mente il tanto amato modello alla “white cube” anche se negli ultimi anni sembra essere diventato obsoleto. Pensi che sia questo il motivo del successo dell’allestimento autoriale anche nel mondo dell’arte? Le gallerie, o più in generale gli spazi, hanno bisogno di allestimenti dall’effetto “wow” per adeguarsi a un nuovo linguaggio influenzato soprattutto dai social?

Matteo De Nando: Sicuramente i social, configurandosi come “archivio di novità”, influenzano incessantemente il modo di narrare al proprio pubblico. L’allestimento autoriale è sempre stato legato alla curatela, è tempo di valorizzare anche la produzione

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HeyCrates, family products picture 2024 | ph Michele Foti

Chi sono i vostri clienti ideali? Cosa bisogna aspettarsi quando si chiama HeyCrates?

Matteo De Nando: I miei clienti preferiti sono quelli con cui si parla di progetto e non di risoluzione di problemi. A HeyCrates piace progettare!

Parlando con te una parola che mi risuona in mente è ibrido. Un termine forse ampiamente utilizzato per dare una definizione a qualcosa che è difficile da spiegare in poche parole. Questo perché, oltre alla produzione, HeyCrates sviluppa in parallelo i suoi prodotti realizzati da designer italiani e non. Penso in particolare all’allestimento che presenterete a Isola – Storages -, spiegaci meglio di cosa si tratta. Sono prodotti su larga scala o a tiratura limitata? Strizzano l’occhio al collectible design?

Matteo De Nando: Per l’area shop di Isola ho pensato fosse il caso di riproporre il salottino Storages disegnato da Federico Fontanella in quanto assolve pienamente la funzione dello spazio regalando qualche spunto di riflessione in più sulle possibilità dell’imballaggio come mobilio, arredamento. Ad oggi abbiamo una famiglia di prodotti che si potrebbe dire di prima generazione, per cui sono sicuramente riconducibili al collectible nonostante puntino ad una produzione più vasta. 

Come scegli i designer con cui collaborare? Devono rispecchiare la tua visione? Sono collaboratori costanti o preferisci affidarti ai designer a seconda del progetto?

Matteo De Nando: Ad oggi sono sempre state persone con cui inizio spontaneamente dei dialoghi, ma che vanno oltre. Mi trovo quindi a fornire degli input e se questi vengono raccolti ed elaborati allora si parte.

Chiudiamo con una domanda sul futuro. Come ti immagini HeyCrates nel futuro prossimo? 

Matteo De Nando: Come una bottega del Quattrocento.

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ph Michele Foti
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HeyCrates x Mali weil | ph Matteo De Nando
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wood crate | ph Matteo De Nando

Courtesy HeyCrates
Cover: HeyCrates x Luertìs – furniture_ Mini by Riccardo Gianduzzo x HeyCrates_ph Cesare Lopopolo e Anna Vezzosi

L’allestimento autoriale secondo HeyCrates
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Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese

Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese

Collater.al Contributors · 4 giorni fa · Design

Massproduction è uno studio di designer svedese che nel 2009 ha preso una decisione drastica: slegarsi dalle dinamiche pressante delle pubbliche relazioni nel design e fondare una realtà che si concentra sulla relazione fra oggetto e contesto. Per mettere in pratica questa visione hanno deciso di impugnare tutto il processo produttivo: dalla produzione fino al marketing. Oggi, in occasione del debutto della colorway rossa di Harry, vogliamo raccontare l’ispirazione dietro a uno dei pezzi più interessanti realizzati da Massproductions.

harry massproduction

Riconoscete qualcosa nelle fattezze di Harry, lo sgabello di Massproduction? Ci sono due elementi legati all’immaginario giapponese: le tecniche tradizionali di giunzione nipponiche e la struttura del Torii – il portale d’accesso ai santuari shintoisti. «Volevo creare qualcosa in legno laminato, utilizzando forme molto semplici per rendere tridimensionale qualcosa di piuttosto bidimensionale. Ma stavo avendo difficoltà a capire come unire la seduta e la base, perché le laminazioni sono abbastanza sottili, il che rende difficile l’uso di colla o viti. Alla fine, ho semplicemente usato cunei di legno per tenerli insieme, conferendo al pezzo una piacevole sensazione tattile» ci racconta Chris Martin, Designer-In-Chief da Massproductions.

Guardando Harry, sono due gli elementi laminati tenuti insieme da due solidi cuni di legno. Il risultato è uno sgabello semplice e funzionale che fornisce la versatilità necessaria per utilizzi diversi. Non solo sgabello ma anche poggiapiedi e tavolino laterale, l’ideale per chi vive gli spazi senza etichette e in modo un pò confusionario.

Harry, lo sgabello ispirato all’estetica giapponese
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La storia di Boby, il carrello nomade

La storia di Boby, il carrello nomade

Anna Frattini · 3 giorni fa · Design

Disegnato da Joe Colombo e prodotto da B—Line, Boby integra varie funzioni in un solo spazio ed è diventato un’icona del design fin da subito entrando nella collezione permantente del MoMA di New York e della Triennale di Milano. Si presenta in varie versioni e in colori diversi, con cassetti e scomparti realizzati in ABS. Progettato nel 1970, è diventato un elemento insostiuibile a casa o in ufficio, dal settore creativo fino a quello medico. La sua praticità parte dalle ruote, in poliproilene, che lo rendono facile da spostare e maneggevole.

boby colombo

L’idea di Joe Colombo resiste al tempo, dimostrando la sua capacità di trasformare le idee in prodotti funzionali. Il “mobile a torre”, ad oltre 50 anni dalla sua nascita, è ancora oggi un oggetto “razionale, funzionale e funzionante” proprio come lo descriveva il suo inventore. Boby rispecchia la visione di Colombo che puntava a creare complementi d’arredo dinamici e trasformabili, svincolati da concetti architettonici e volti a soddisfare tutte le esigenze pratiche.

boby colombo

In un primo momento Joe Colombo si dedica alla pittura passando poi nel 1953 alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. Prima aderisce al Movimento Nucleare con Enrico Baj e Sergio Dangelo poi al MIBI (Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista). Poi, approda al MAC (Movimento per l’arte Concreta) su invito di Bruno Munari. Nel 1964 vince la medaglia d’oro per il design alla XIII Triennale per la lampada Acrilica prodotta da Oluce. Poi arrivano anche la sedia no. 4801 per Kartell, la sedia Elda, la poltrona Tube e fra gli altri progetti, il condizionatore Candy e la Minikitchen per Boffi. Boby è uno degli ultimi design di Colombo – insieme alla collezione di lampade Topo, Colombo e Triedro – che morirà prematuramente nel 1971.

I disegni della poltrona Elda, Joe Colombo
Poltrona Tube, Joe Colombo
Lampada Acrilica, Joe Colombo
Lampada Acrilica, Joe Colombo
Il celebe Candyzionatore, Joe Colombo

La storia di Boby, il carrello nomade
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Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica

Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica

Anna Frattini · 1 settimana fa · Design

In Belgio c’è uno studio di design – Home Studyo – che realizza vasi e specchi che a un primo sguardo sembrano gonfiabili. D’altronde, l’inflatable design ha già fatto presa su di noi in passato. In questo caso, però, si tratta di prodotti in ceramica utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Si tratterebbe di un escamotage per rendere durevole il look inflatable. Insomma, probabilmente i pezzi di Home Studyo vogliono assumere questo aspetto straniante di proposito. Quel che è certo è che questi oggetti riescono ad attirare l’attenzione.

L’approccio di Home Studyo

Sul sito di Home Studyo si legge che la filosofia di questo studio di design vede gli oggetti che scegliamo per le nostre case come parte di una collezione personale che definisce chi siamo, la nostra zona di comfort e la nostra identità. Un punto di vista sicuramente condivisibile che rivediamo anche nell’unicità dei loro pezzi. Sul loro profilo Instagram si può anche dare uno sguardo a una parte del processo produttivo dove la ceramica incontra quello che loro stessi chiamano playful design.

Home Studyo è nato poche settimane fa ma è uno degli studio di design da tenere sicuramente d’occhio non solo per l’unicità degli oggetti che propone ma anche per la forza comunicativa di questo brand. Il punto forte di questo progetto, forse, sta tutto nell’effetto straniante di cui abbiamo parlato prima e quello che ci aspettiamo sono altri prodotti realizzati con lo stesso concept in mente.

Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica
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Home Studyo realizza gonfiabili di ceramica
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