Fun Palace, un ambizioso progetto di Drawing Architecture Studio, trasforma lo spazio urbano della città cinese di Chengdu, in un parco giochi. Un’eco che rimanda direttamente a Luna Luna, il leggendario luna park artistico del 1987 di cui abbiamo già parlato. Anche qui, come allora, l’idea di “opera” diventa un’esperienza collettiva, accessibile, dichiaratamente ludica.

All’interno del parco Taikoo Li Chengdu, l’installazione prende la forma di un grande playground meccanico: una rete intricata di binari su cui scorrono sfere colorate attraversa una serie di micro-architetture, trasformando la piazza in un paesaggio dinamico e pulsante. È la più grande installazione mai realizzata dal collettivo, un intervento che occupa lo spazio senza imporsi, invitando il pubblico a fermarsi, guardare, giocare.


Le cinque strutture principali sono costruite in lamiera ondulata e funzionano come piccoli dispositivi narrativi, ciascuno dedicato a un rituale iconico della vita di Chengdu: l’hot pot come esperienza sociale, il mahjong come gesto quotidiano, il tè come tempo sospeso, l’opera del Sichuan come tradizione performativa, fino allo sci, inserito come elemento volutamente dissonante. Tutto è connesso da un sistema di traiettorie che lega i volumi in un unico flusso continuo, rendendo l’installazione un organismo unico e in costante movimento.


Dietro l’apparente semplicità formale, il progetto dialoga apertamente con una tradizione architettonica precisa. Le mini-architetture richiamano le sperimentazioni di John Hejduk, in particolare quel modo di intendere l’architettura come racconto simbolico, come costruzione capace di evocare comportamenti, immaginari e stati d’animo più che funzioni rigide.


Fun Palace rimarrà visibile a Chengdu fino al 4 gennaio 2026, con la collaborazione di UNIQ Energy per la progettazione delle strutture dei binari. Un intervento temporaneo che ci ricorda che anche l’architettura può essere un’esperienza da attraversare con curiosità, senza prendersi troppo sul serio.
