Luca Longobardi ci spiega gli spettacoli immersivi

Luca Longobardi ci spiega gli spettacoli immersivi

Giulia Guido · 2 settimane fa · Music

C’è un luogo dove l’arte, la performance e la musica si fondono diventando un’unica cosa in grado di avvolgere lo spettatore. Si chiamano spettacoli immersivi e tra questi non fatichiamo a dire che gli spettacoli Immersive Van Gogh e Immersive Klimt siano i migliori. 

Da quasi due anni a questa parte in tutto il Nord America sono state oltre 3 milioni le persone che hanno acquistato il biglietto per lasciarsi trasportare all’interno dell’immaginario e delle opere di questi maestri dell’arte. Sedersi sotto e stelle di Starring Night, entrare a piccoli passi nella camera da letto di Van Gogh o lasciarsi andare a una passeggiata in un campo di girasoli: grazie al lavoro di Massimiliano Siccardi, autore e regista, e di Luca Longobardi, pianista, compositore e sound designer, tutto questo è possibile. 

In occasione della riapertura newyorkese di Immersive Van Gogh in programma domani, 17 novembre,abbiamo avuto l’occasione di parlare proprio con Luca Longobardi, partendo ovviamente dalla realizzazione della colonna sonora e della regia musicale di questi spettacoli e arrivando ad analizzare il rapporto tra luoghi e musica. 

Continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccontato, seguitelo su Instagram per non perdere i suoi prossimi lavori e su Spotify per ascoltare le sue composizioni.

Raccontaci chi sei, qual è il tuo background e come sei arrivato dove sei ora.

Ho iniziato a suonare il pianoforte a 4 anni, grazie anche alla lungimiranza dei miei genitori che da non musicisti hanno supportato da subito la mia passione. Il mio percorso di formazione è stato abbastanza “classico”: diploma in Pianoforte e Composizione in Conservatorio, Bachelor in Piano Performance a NY, Secondo Livello sempre in Conservatorio e poi un Dottorato di Ricerca in Restauro digitale dell’Audio presso La Sapienza di Roma.
Ho iniziato quindi giovanissimo come concertista, era quello che immaginavo per me da grande, ma quando successivamente sono entrato in contatto con la realtà dei teatri di tradizione e le produzioni indipendenti di danza contemporanea ho scoperto la passione per la regia, le arti visive digitali, le installazioni e la composizione sperimentale. È così che è iniziata la mia ricerca di una performance totale che ritrova nella multimedialità sonora e visiva il linguaggio che prediligo.

Nel 2012 ho iniziato il mio percorso nell’arte immersiva firmando la regia musicale e la colonna sonora originale degli spettacoli immersivi di Carrières de Lumières a Baux-de-Provence, dell’Atelier des Lumières a Parigi, del Bunker de Lumières a Jeju (Corea del Sud), dei Bassins de Lumières (Bordeaux) e della Kunstkraftwerk di Lipsia.

In questo periodo, il mio rapporto artistico con Massimiliano Siccardi, video artista, regista e guru dell’arte immersiva al quale sono legato anche da una profonda amicizia, si è consolidato diventando sempre più produttivo. Questo mi ha permesso di intraprendere in questo campo un percorso autoriale ancora più preciso e sperimentale.
È così che è nato Immersive Van Gogh Exhibit che ha debuttato a Toronto all’1 Yonge Street in piena pandemia a luglio del 2020.
Dopo un anno e mezzo lo spettacolo è diventato lo show di intrattenimento più popolare in Nord America con 3 milioni e mezzo di biglietti venduti.

Quali sono i tuoi artisti e musicisti di riferimento?

Beethoven è la mia prima scelta. Durante gli anni di studio a New York ho seguito un corso monografico durante il quale ho avuto l’opportunità di analizzare quasi integralmente le sue opere e anche di leggere molto sulla sua vita e sul suo approccio alla musica. I suoi concetti di scrittura musicale, di “pensare per parametri”, di coesione e divisione timbrica sono stati una vera e propria epifania e hanno fortemente influenzato nel tempo il mio approccio alla composizione. Nella scena contemporanea, direi invece Arvo Pärt, per il suo minimalismo e purezza espressiva e Murcof, che gestisce il concetto di noise e di silenzio in modo tale da farli diventare strutturali nel processo creativo. 

Hai curato il sound design e le composizioni originali degli spettacoli immersivi su Van Gogh e Klimt. Qual è il tuo processo creativo? Da cosa parti e come sviluppi le composizioni? 

L’arte immersiva è un concetto molto complesso, non è solo un modo tecnico per rappresentare A/V in spazi enormi. La parola “immersivo” indica un profondo impegno di intenzioni che collegano immagini e suoni in modo che il pubblico possa essere in grado di sperimentare una diversa percezione dell’arte.
La musica non deve “sopraffare” le immagini ma, al contrario, deve permetterne un approccio diverso, più personale e intimo ma allo stesso tempo collettivo.
Per esempio, la colonna sonora assemblata per Immersive Van Gogh Exhibit si sviluppa seguendo due concetti narrativi principali: la condizione umana ed emotiva dell’artista e il suo modo di esprimere la propria sensibilità attraverso l’azione creativa.

L’immagine chiara di Van Gogh è quella di cercare spesso comprensione in altri artisti, anche se finisce per trovare la solitudine come unica condizione possibile – sia in senso positivo che negativo – ed è la costante che lega i due concetti.

Che sia l’introspezione a cui spesso si abbandona o l’isolamento nella natura per dipingerla in tutta la sua potenza, Van Gogh è solo nella sua unicità e fragilità psichica. Una sensazione che è diventata purtroppo facilmente condivisibile quando lo spettacolo ha debuttato a luglio del 2020, nel pieno dello spaesamento dovuto alla pandemia. In questo caso brani originali nei quali ho fatto un ampio uso di soundscape o brani famosissimi come “Non, je ne Regrette Rien” di Edith Piaf hanno richiamato quel ricordo involontario (per usare il concetto di Marcel Proust) che ha permesso alle persone di generare nuovi e specifici attaccamenti all’esperienza, un nuovo momento madeleine.

Per Immersive Klimt Revolution invece, il discorso cambia. L’arte di Klimt comunica un concetto diverso, i suoi quadri sono rivoluzione, rottura, erotismo, concetti che esplodono negli occhi di chi osserva grazie ad una tecnica ineccepibile che lascia senza fiato.
La colonna sonora in questo caso è più fitta e testurale, molto complessa e articolata, con proporzioni ampie e ben diverse rispetto alle altre opere immersive create fino ad ora, probabilmente perché era forte l’esigenza di ricreare il tempo per una trasformazione, per una chiara percezione della libertà e della novità portata dalla rivoluzione. È una lenta costruzione di una tensione emotiva che esplode nel finale in un brano techno di 8 minuti durante il quale alcuni particolari delle opere riempiono completamente lo spazio come nei visual di un rave. È per noi tutti il momento della reazione, della rinascita e con questa scelta ho pensato di dare voce ad una danza che potesse permettere a tutti di compiere un atto di iniziazione, un rituale tribale di liberazione, di ballare fino sentirsi così di nuovo parte di una socialità che ci accomuna, dove la distanza è solo lo spazio che la nostra aura rinvigorita si prende per splendere di nuovo viva e senza paura
.

Gli spettacoli immersivi per cui curi la regia musicale e la colonna sonora vengono messi in scena in tutto il mondo e in paesi differenti, con tradizioni musicali diverse. I luoghi in cui vanno in scena influenzano il tuo lavoro? 

È sicuramente una cosa che tengo presente in particolar modo nelle scelte dei brani già editi, sia pop che classici, perché alcune caratteristiche, come la lingua di un brano cantato o il suo successo in un Paese, contribuiscono in modo fondamentale alla costruzione dell’attaccamento emotivo che il pubblico crea con lo spettacolo.
La musica è un fatto culturale, la musica è identità, è appartenenza e per quanto sia oggettivamente “di tutti” crea un rapporto emotivo molto soggettivo perché sposta la sua percezione su una sfera più intima, spingendoci tutti, nonostante le differenze culturali o di età, verso un più ampio senso di appartenenza.

Dicci tre brani che non potrebbero mai mancare nella tua playlist perfetta.

Stand by Me nella versione di Florence and the Machine, Says di Nils Frahm e Doomed di Moses Sumney, rigorosamente in quest’ordine.

Luca Longobardi ci spiega gli spettacoli immersivi
Music
Luca Longobardi ci spiega gli spettacoli immersivi
Luca Longobardi ci spiega gli spettacoli immersivi
1 · 8
2 · 8
3 · 8
4 · 8
5 · 8
6 · 8
7 · 8
8 · 8
Quella noia mortale delle code in autostrada

Quella noia mortale delle code in autostrada

Chiara Sabella · 3 giorni fa · Art

Quando rimaniamo imbottigliati nel traffico siamo tutti uguali, ognuno nella sua auto avverte un fastidio universale, si intrattiene come può e aspetta. Questa situazione diventa un viaggio immaginario in Jamming, l’ultimo racconto illustrato del designer Sebastian König, che raffigura il viaggio in macchina come un’ironica avventura.  

Tutto si ambienta nell’Autobahn, il sistema autostradale tedesco e parte dei ricordi d’infanzia di König. Qui il tempo si dilata e viene scandito da piccole gag, tra le aree di sosta, le carovane di automobilisti e le stazioni di servizio. “É come un nuovo mondo in cui entri, quando sei sulla strada se rimani bloccato non c’è modo di scappare, tu e gli altri guidatori dovete accettare nuove regole” spiega l’illustratore in un’intervista a It’s Nice That. 

Lavorando per semplificazione di forme e colori, König utilizza uno stile minimal e texture granulose che ricordano la cartapesta. L’estetica rétro rimanda volutamente alla “scatolosità delle vecchie auto” e alla “brutta bellezza” delle infrastrutture contemporanee, che da sempre affascinano l’illustratore. Per l’artista, nonostante la loro artificialità i paesaggi costruiti dall’uomo, come le autostrade, rappresentano un luogo d’incontro e un punto di vista inedito da cui riscoprire l’umanità. 

Un lungo viaggio in auto comporta anche una serie di esigenze collaterali, dal dover sgranchire le gambe con una passeggiata nel traffico, alle liti tra i bambini piccoli che condividono la noia e il piccolo spazio. Sono bisogni primari, spesso urgenti, che mostrano l’aspetto più umano dei nostri viaggi e danno al racconto il sapore di un diario di sopravvivenza. 
Gli sketch comici rappresentano la varietà delle situazioni attraverso dettagli semplici e ironici che rendono unica ogni mini serie, mostrandoci l’autostrada da ogni punto di vista. 
Da veterano dei viaggi in auto, König prende spunto dalle proprie esperienze divertenti, puntando sull’umorismo e la goffaggine di certe situazioni. Un modo di ridere dei propri disagi, quando le code e gli incidenti mettono fretta anche se realmente non abbiamo niente di urgente da fare.

Quella noia mortale delle code in autostrada
Art
Quella noia mortale delle code in autostrada
Quella noia mortale delle code in autostrada
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11
Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani

Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Art

All’interno del corpo umano, dalla testa ai piedi, ci sono circa 100000 chilometri tra vene e altri vasi sanguigni. Un reticolo fittissimo di canali, che come le vie di una città porta il sangue a tutti gli organi, tenendoli in vita e rigenerandoli. Partendo da questo concept l’artista Gabriele Mundula ha realizzato “Sorgente Urbana”.
L’opera d’arte interattiva affronta il tema dello spopolamento delle aree rurali e dei piccoli borghi italiani, in particolare quelli del Sud Italia. A Noci (Bari), in occasione del festival Esseri Urbani 2021, Mundula ha teso lungo le vie del borgo un reticolo di corde rosse di diversi spessori, simili a vene. Annodate a balconi, grondaie e finestre, le corde scorrono sopra le teste di coloro che camminano tra i vicoli, creando un legame corrisposto tra città e persone.

Alcune delle corde di “Sorgente Urbana” sono state lasciate libere, a disposizione dei cittadini, che potevano tirarle tendendo tutta la struttura. Si ricrea il momento in cui le vene pompano sangue dando energia a tutto il corpo, solo nell’interazione tra uomo e contesto l’opera si completa.
L’idea di Gabriele Mundula oltre ad essere molto scenografica è una lettura simbolica del significato delle tradizioni. Tirare le corde o unire pietre di case vicine crea un legame fisico e generazionale, la città diventa un nucleo che dipende dall’insieme di piccole identità, di nodi, collegati da corde tese.

Gabriele Mundula | Collater.al
Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani
Art
Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani
Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani
1 · 2
2 · 2
Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere

Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere

Giulia Guido · 4 ore fa · Art

La prima volta che abbiamo parlato di Pascal Campion è stato ormai 4 anni fa. Già al tempo l’illustratore franco-statunitense era seguitissimo a livello internazionale e contava importanti collaborazioni con testate e brand come New Yorker, Dreamworks Animation, Warner Bros, Hasbro, Paramount Pictures, Disney Feature, Disney Toons, PBS e molti altri.
Durante tutti questi anni lo abbiamo sempre seguito, come dei veri e propri fan, apprezzando la delicatezza e la puntualità con cui, attraverso i colori, ha sempre dimostrato di saper interpretare il mondo. I suoi sono scorci in cui anche se c’è il lockdown e siamo chiusi in casa ci piacerebbe vivere. 

Nel tempo la sua arte e il suo talento si sono adattati a diversi format e supporti, dalla carta alle illustrazioni digitali, fino a lavorare per la televisione e il cinema. Ora le sue opere, che ogni volta sembrano ricordarci che la semplicità delle forme e delle emozioni non passa mai di moda, sono arrivate in Italia in una forma tutta nuova. 

Lo scorso sabato, 27 novembre, la piazza di Lovere, un paesino che si affaccia sul Lago d’Iseo e che rientra ne “I Borghi più belli d’Italia”, si è illuminata con uno spettacolo di proiezioni a tema natalizio. Non è la prima volta che uno spettacolo di questo genere approda in Italia, basti solo pensare alle illuminazioni di Como, ma anche solo al fatto che a Lovere è il decimo anno di fila che si opta per una manifestazione di questo tipo. 

La particolarità è però che per quest’anno i lavori proiettati su una superficie di 10.000 metri quadrati sono proprio di Pascal Campion che come sempre è riuscito a racchiudere in immagini comprensibili da adulti e bambini la magia del Natale. 

Da sabato fino a domenica 9 gennaio sarà possibile vedere il gioco di luci e proiezioni ogni sera da quando tramonta il sole fino a mezzanotte, ma non finisce qui. Infatti, in questo periodo il comune di Lovere accoglierà l’artista che si recherà di persona a vedere le sue creazioni. 

Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere
Art
Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere
Le illustrazioni di Pascal Campion illuminano il paesino di Lovere
1 · 5
2 · 5
3 · 5
4 · 5
5 · 5
Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”

Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”

Tommaso Berra · 3 ore fa · Art

In occasione dell’uscita dell’ultimo album di Drake “Certified Lover Boy”, il rapper canadese aveva collaborato per la copertina nientemeno che con Damien Hirst. La copertina disegnata dall’artista inglese prevedeva 12 emoji di donne incinte, diventando presto una delle cover più discusse nel momento della sua uscita e base per meme di ogni genere.
Ora Hirst ha presentato la serie “Great Expectations“, una raccolta di 10000 NFT che creano altrettante variazioni della cover di CLB. Negli artwork le donne sono modificate da piccoli dettagli come teschi, fiocchi, occhiali o cappelli, o con sfondi realizzati da Hirst.
La vera notizia riguardo “Great Expectations” è che gli artwork saranno disponibili a tutti, gratuitamente per coloro che hanno acquistato la collezione NFT di luglio di Damien Hirst intitolata “The Currency“.

“La mia speranza è che con questo regalo gratuito possiate condividere e provare l’eccitazione che provo per gli NFTS e il mondo digitale, lo adoro!” ha dichiarato l’artista spiegando il significato del progetto, promosso anche da Drake.
Nel post pubblicato su Instagram, Hirst spiega bene le intenzioni del progetto, della volontà di renderlo “ottimista e speranzoso, internazionale, incredibile ma anche senza tempo”.
Tutti i dettagli per ottenere uno degli NFT di Hirst ispirati a “Certified Lover Boy” sono qui, mentre alcuni utenti hanno già messo in vendita la loro copia a quasi quattromila euro.

Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”
Art
Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”
Damien Hirst vende gli NFT della cover di “Certified Lover Boy”
1 · 1