Di recente Collater.al ha parlato del lavoro oscuro e surreale del pittore e scultore Hans Ruedi Giger, un “lasciapassare per l’inferno” come era stato definito nell’articolo. In questo momento è possibile approfondire l’opera dell’artista svizzero nella mostra a lui dedicata allo Schinkel Pavillon di Berlino. Nell’esposizione – che continuerà fino al 2 gennaio 2022 – gli xenomorfi di Giger dialogano con la produzione di un’altra artista: Mire Lee.

Classe 1988, sud coreana di Seoul ma con base ad Amsterdam, Mire Lee attinge dallo stesso immaginario alieno di Giger, togliendo ogni forma di antropomorfismo in favore di intrecci astratti e viscidi di masse informi.
Le opere esposte a Belino sono un’analisi cupa delle viscere dell’uomo, installazioni provenienti da un futuro meccanizzato e chimico. In opere come Carriers, Large Egg, Faces o The Liars silicone, PVC, tubi, catene e cemento descrivono gli stadi di un ciclo di metamorfosi, capaci di creare un mondo alieno e prenatale.
I corpi motorizzati così come la consistenza, o apparenza, viscida delle opere, genera un feticismo che coincide con un momento di forte erotismo.
La nausea ed eccitazione dei corpi di Mire Lee è valorizzata dalla luce della mostra, che esalta ogni centimetro di superficie e crea ombre che creano un senso di degrado e abbandono, tipico del sentimento di vorarefilia, il desiderio di mangiare qualcuno o essere mangiati.
La mostra “HR Giger & Mire Lee”, curata da Agnes Gryczkowska, crea un dialogo tematico coerente tra due sperimentatori nel campo delle deformazioni della psiche e del corpo umano.



