Chi è Mire Lee, l’artista in mostra insieme a HR Giger?

Chi è Mire Lee, l’artista in mostra insieme a HR Giger?

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Art

Di recente Collater.al ha parlato del lavoro oscuro e surreale del pittore e scultore Hans Ruedi Giger, un “lasciapassare per l’inferno” come era stato definito nell’articolo. In questo momento è possibile approfondire l’opera dell’artista svizzero nella mostra a lui dedicata allo Schinkel Pavillon di Berlino. Nell’esposizione – che continuerà fino al 2 gennaio 2022 – gli xenomorfi di Giger dialogano con la produzione di un’altra artista: Mire Lee.

Mire Lee | Collater.al

Classe 1988, sud coreana di Seoul ma con base ad Amsterdam, Mire Lee attinge dallo stesso immaginario alieno di Giger, togliendo ogni forma di antropomorfismo in favore di intrecci astratti e viscidi di masse informi.
Le opere esposte a Belino sono un’analisi cupa delle viscere dell’uomo, installazioni provenienti da un futuro meccanizzato e chimico. In opere come Carriers, Large Egg, Faces o The Liars silicone, PVC, tubi, catene e cemento descrivono gli stadi di un ciclo di metamorfosi, capaci di creare un mondo alieno e prenatale.
I corpi motorizzati così come la consistenza, o apparenza, viscida delle opere, genera un feticismo che coincide con un momento di forte erotismo.
La nausea ed eccitazione dei corpi di Mire Lee è valorizzata dalla luce della mostra, che esalta ogni centimetro di superficie e crea ombre che creano un senso di degrado e abbandono, tipico del sentimento di vorarefilia, il desiderio di mangiare qualcuno o essere mangiati.
La mostra “HR Giger & Mire Lee”, curata da Agnes Gryczkowska, crea un dialogo tematico coerente tra due sperimentatori nel campo delle deformazioni della psiche e del corpo umano.

Mire Lee | Collater.al
Mire Lee | Collater.al
Mire Lee | Collater.al
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All for the Gram – Portonicattivi

All for the Gram – Portonicattivi

Andrea Tuzio · 4 giorni fa · Art

“Siamo portoni e siamo cattivi”.
Così recita la descrizione del profilo Instagram @portonicattivi protagonista del nostro consueto appuntamento settimanale con All for the Gram
Portonicattivi raccoglie, anche con l’aiuto dei suoi seguaci, le foto dei portoni più cattivi in giro per il mondo.
“Cattiviamo dove meno te lo aspetti”.
Sono loro stessi ad avvisarci che la cattiveria è nascosta ovunque e dove meno ce lo si aspetta, negli anfratti delle città buie, negli spigoli dei mobili, nelle forme che le nuvole assumono in cielo e, a quanto pare, nei portoni delle nostre città.
Se volete diventare anche voi dei #portiericattivi potete inviargli le vostre #fotocattive in DM.
Che la cattiveria (quella innocua dei portoni si intende) sia con voi.

 
 
 
 
 
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Le braccia conserte di Edoardo Lavagno

Le braccia conserte di Edoardo Lavagno

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Art

Le labbra semichiuse e il gelo negli occhi lasciano nell’aria parole non dette, discorsi lasciati in sospeso e soffocati dalle pose dei corpi nudi. Le spalle chiuse e le braccia strette che si attorcigliano al corpo come radici.
Gli scatti di Edoardo Lavagno ritraggono donne molto differenti tra loro, ma sembrano frame di uno stesso film biografico. La delicatezza di una mano che proietta sulle lenzuola un’ombra che ha la sagoma di un sogno misterioso, in cui c’è un riservato erotismo che non straborda dalla riservatezza emotiva.
Le pareti delle case sono lo sfondo degli scatti, limiti fisici che vigilano e proteggono la ricerca di una libertà di espressione.
C’è sempre una finestra che fa compagnia alle donne ritratte da Edoardo Lavagno, una presenza di luce che sottolinea i corpi e ne definisce il calore, sia negli scatti a colore che in quelli in bianco e nero.

Edoardo Lavagno | Collater.al
Edoardo Lavagno | Collater.al
Edoardo Lavagno | Collater.al
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Edoardo Lavagno | Collater.al
Edoardo Lavagno | Collater.al
Edoardo Lavagno | Collater.al
Edoardo Lavagno | Collater.al
Edoardo Lavagno | Collater.al
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Le braccia conserte di Edoardo Lavagno
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Le braccia conserte di Edoardo Lavagno
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Quella noia mortale delle code in autostrada

Quella noia mortale delle code in autostrada

Chiara Sabella · 3 giorni fa · Art

Quando rimaniamo imbottigliati nel traffico siamo tutti uguali, ognuno nella sua auto avverte un fastidio universale, si intrattiene come può e aspetta. Questa situazione diventa un viaggio immaginario in Jamming, l’ultimo racconto illustrato del designer Sebastian König, che raffigura il viaggio in macchina come un’ironica avventura.  

Tutto si ambienta nell’Autobahn, il sistema autostradale tedesco e parte dei ricordi d’infanzia di König. Qui il tempo si dilata e viene scandito da piccole gag, tra le aree di sosta, le carovane di automobilisti e le stazioni di servizio. “É come un nuovo mondo in cui entri, quando sei sulla strada se rimani bloccato non c’è modo di scappare, tu e gli altri guidatori dovete accettare nuove regole” spiega l’illustratore in un’intervista a It’s Nice That. 

Lavorando per semplificazione di forme e colori, König utilizza uno stile minimal e texture granulose che ricordano la cartapesta. L’estetica rétro rimanda volutamente alla “scatolosità delle vecchie auto” e alla “brutta bellezza” delle infrastrutture contemporanee, che da sempre affascinano l’illustratore. Per l’artista, nonostante la loro artificialità i paesaggi costruiti dall’uomo, come le autostrade, rappresentano un luogo d’incontro e un punto di vista inedito da cui riscoprire l’umanità. 

Un lungo viaggio in auto comporta anche una serie di esigenze collaterali, dal dover sgranchire le gambe con una passeggiata nel traffico, alle liti tra i bambini piccoli che condividono la noia e il piccolo spazio. Sono bisogni primari, spesso urgenti, che mostrano l’aspetto più umano dei nostri viaggi e danno al racconto il sapore di un diario di sopravvivenza. 
Gli sketch comici rappresentano la varietà delle situazioni attraverso dettagli semplici e ironici che rendono unica ogni mini serie, mostrandoci l’autostrada da ogni punto di vista. 
Da veterano dei viaggi in auto, König prende spunto dalle proprie esperienze divertenti, puntando sull’umorismo e la goffaggine di certe situazioni. Un modo di ridere dei propri disagi, quando le code e gli incidenti mettono fretta anche se realmente non abbiamo niente di urgente da fare.

Quella noia mortale delle code in autostrada
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Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani

Un reticolo di vene per difendere i borghi italiani

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Art

All’interno del corpo umano, dalla testa ai piedi, ci sono circa 100000 chilometri tra vene e altri vasi sanguigni. Un reticolo fittissimo di canali, che come le vie di una città porta il sangue a tutti gli organi, tenendoli in vita e rigenerandoli. Partendo da questo concept l’artista Gabriele Mundula ha realizzato “Sorgente Urbana”.
L’opera d’arte interattiva affronta il tema dello spopolamento delle aree rurali e dei piccoli borghi italiani, in particolare quelli del Sud Italia. A Noci (Bari), in occasione del festival Esseri Urbani 2021, Mundula ha teso lungo le vie del borgo un reticolo di corde rosse di diversi spessori, simili a vene. Annodate a balconi, grondaie e finestre, le corde scorrono sopra le teste di coloro che camminano tra i vicoli, creando un legame corrisposto tra città e persone.

Alcune delle corde di “Sorgente Urbana” sono state lasciate libere, a disposizione dei cittadini, che potevano tirarle tendendo tutta la struttura. Si ricrea il momento in cui le vene pompano sangue dando energia a tutto il corpo, solo nell’interazione tra uomo e contesto l’opera si completa.
L’idea di Gabriele Mundula oltre ad essere molto scenografica è una lettura simbolica del significato delle tradizioni. Tirare le corde o unire pietre di case vicine crea un legame fisico e generazionale, la città diventa un nucleo che dipende dall’insieme di piccole identità, di nodi, collegati da corde tese.

Gabriele Mundula | Collater.al
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