Music Dieci domande sotto “Un altro cielo” a Irbis 37
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Dieci domande sotto “Un altro cielo” a Irbis 37

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Emanuele D'Angelo
Irbis 37 | Collater.al 3

Abbiamo fatto due chiacchiere con Martino Consigli in arte “Irbis 37”, 10 domande, una per ogni canzone dell’album “Un altro cielo”, uscito il 20 febbraio.
Irbis 37 è un treno super veloce in partenza da Milano Bovisa con destinazione tutta l’Italia, da “Bacio” a “Quei seni” un lungo viaggio tra testi dolcissimi e sonorità pop, trap e rap.

Bacio, il primo pezzo del tuo nuovo album è uno dei più espressivi. Ci sono tanti salti temporali da un momento della vita ad un altro, da bambino, alle tue prime sigarette, alle tue prime esperienze, le droghe sino ad oggi a cui “alla tua curiosità non basta piazza”.
Quanto c’è di te dentro questo pezzo?

Molto. È un brano in cui ho raccontato di me su un piano molto concreto, anche se altre volte sono andato molto più in profondità.

Il secondo brano, “Mentre dormi”, uscito già qualche mese sembra descrivere una relazione velenosa, a tratti tossica, tra incubi e ragni, una luce, un attimo e un suono, tutto sembra davvero complesso. Non potevamo non chiederti, dato che ci hai impressionato tantissimo con i ragni nel letto, quali sono i tuoi incubi peggiori?

Incubi nelle canzoni, in realtà faccio solo bei sogni

In “Gatta nera” citi il numero 37, elemento che senza dubbio ti contraddistingue, che allo stesso tempo sembra essere fondamentale, definito un talismano. Ma che significato ha realmente per te? Da dove nasce tutto?

Avevo circa 16 anni quando un amico è arrivato in piazza affermando di vedere 37 ovunque da giorni, come un numero ricorrente. Inizialmente tutti lo abbiamo sfottuto ma poco dopo uno ad uno siamo stati contagiati da questo insolito fenomeno, forse per autoconvincimento, forse perché era davvero un numero speciale.
Poi siamo cresciuti, ognuno ha preso la sua strada ed il 37 ha assunto per ognuno un significato diverso, qualcuno se n’è dimenticato ma per molti di noi è diventato importante.
Un’ esperienza che mi ha insegnato tanto sulla relatività delle cose.

Anche in questo pezzo, “Che furba”, sembri mettere una parte di te non indifferente.
Ci sono delle ammissioni di colpa, dici di aver dato la parte peggiore, una relazione velenosa, difficile, che ti prende e ti scaraventa al suolo, ti mette in tensione come un elastico. 
“Ti ho regalato il me che preferivo e non lo riconosco, non credo più alle favole che mi racconto”, concretamente con che stato d’animo sei arrivato a questo disco? Ti ha influenzato molto questo rapporto?

Spesso quando mi riferisco a una figura femminile non parlo di una donna in particolare, ma al contrario metto in mezzo molte delle donne importanti nella mia vita. A volte parlo di ex più o meno importanti, di mia madre, di mia sorella e di una casuale storia di una notte nella stessa strofa. Di solito non mi interessa creare una narrativa chiara, o raccontare eventi con una particolare linea temporale. Tendo a prendere spunto dalle varie esperienze della mia vita per raccontare un’atmosfera.

Anche in “Ti accompagno in zona”, una relazione strana, a cui sembri molto legato, una passione che ti fa impallidire, cosa non vorresti mai sentirti dire da una persona che ami?

Amore puoi dirmi tutto lo sai.

“Fame da lupi”, una canzone che ha preceduto l’uscita dell’album. Nell’intro ti ho definito come un treno super veloce che parte da Milano Bovisa con destinazione tutta l’Italia. Ma realmente dopo questo album, qual è la fame da lupi di Irbis 37? Dove ti piacerebbe arrivare?

Il mio obbiettivo per ora è pagarmi l’affitto coi soldi dei live.

In “Osa osa” non ricordi nulla, sei patologico e non dimentichi mai. Sembravi debole, ma in realtà no, voli a duemila all’ora, come da titolo c’è qualcosa nell’album o in una canzone per cui hai realmente osato o forzato un po’ la mano?

No, anzi ogni brano del disco è nato in modo molto fluido, stavamo suonando in giro e quando passavamo a Milano ci chiudevamo in studio per provare.
Non mi aspettavo nulla dalle idee che nascevano perché avevo la testa su altro.

Anche se appunto non c’è confine tra te e il resto, ti vediamo da solo, con un po’ di paura ma sempre con i tuoi  compagni di viaggio Logos.Lux e dNoise, che hanno prodotto questo pezzo e non solo, c’è qualcuno o qualcosa da cui hai preso ispirazione per l’album?

Mi sono ispirato ai nostri vissuti e alla mia percezione della realtà, anche sul piano sensoriale.

“Un drago nel petto, sangue nel corpo che sgorga”. “Domani notte”, una canzone che sembra scritta di getto tra dubbi e solitudine. Quanto ti ha fatto stare male stare lontano da una persona a cui sembri tenere davvero tanto?

Abbastanza da scrivere questa canzone.

Siamo giunti alla conclusione con “Quei seni”, brano che chiude il tuo album. Coincidenza o no, sei in fuga da sempre, ti senti mancare il respiro, ma come mai hai deciso di chiudere proprio con questa dolce e a tratti romantica canzone?

Quei seni è un brano che ho scritto quasi un anno fa. È come un carillon che ti culla e quando ha finito di suonare torna nella sua scatola.

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Scritto da Emanuele D'Angelo

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