Vinilica vol. 106 – Olly

Vinilica vol. 106 – Olly

Cristiano Di Capua · 1 mese fa · Music

È un attimo che premi play e vieni ricoperto di vibrazioni positive.
Questo è quello di cui è capace il nuovo singolo di Olly “HAI FATTO BENE”, fuori da oggi 22 ottobre su tutti i digital store per Aleph/Epic Records Italy/Sony Music Italy.
In seguito al remix di “La Notte” con Arisa, l’artista made in Genova colpisce ancora dimostrando a sé stesso e alla musica italiana che spaziare tra pop e hip-hop è possibile.

Il brano si presenta con un arpeggio di chitarra spiccatamente pop, in grado di prendere per mano l’ascoltatore e di portarlo con la mente a una giornata di fine estate grazie a quella bella malinconia che lo caratterizza; poi aggiungici un approccio urban alla scrittura e il gioco è fatto.
L’intero concetto del brano è racchiuso in una singola frase “se ti ha fatto stare bene hai fatto bene”, frase che probabilmente sarebbe utile tatuarsi addosso e usarla come reminder per la propria vita (a seconda delle esigenze, sia chiaro). 
Ecco perché incuriositi dai virtuosismi musicali di Olly, Collater.al ha deciso di realizzare con lui una playlist esclusiva, per scoprire meglio da dove provengono le influenze di questo ragazzo classe 2001.

Hai il senso di colpa facile? La risposta è tutta nel testo di “HAI FATTO BENE”, quindi corri ad ascoltare la nostra Vinilica e il nuovo singolo di Olly.

Olly | Collater.al

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La nostra intervista a HU per il nuovo singolo “Millemila”

La nostra intervista a HU per il nuovo singolo “Millemila”

Cristiano Di Capua · 1 mese fa · Music

HU, al secolo Federica Ferracuti, è una di quelle artiste da tenere sicuramente d’occhio in questo periodo. Un po’ perché è stata selezionata da Spotify per il programma Radar Italia, un po’ perché suona sui palchi italiani come turnista in compagnia di artisti del calibro di Emma, un po’ perché ha partecipato a Sanremo Giovani e soprattutto perché ci ha fatto un regalo che si chiama “Millemila”, il suono nuovo singolo disponibile da venerdì 22 ottobre 2021 su tutti i digital store.
Prodotto da lei e Tom Beaver, il pezzo si presenta pieno di sonorità internazionali, con riferimenti electro-pop che strizzano l’occhio al dancefloor, rimanendo sempre fedele allo stile che da sempre la contrassegna: se stessa. Incuriositi dalle sue influenze musicali e dal suo background sociale, Collater.al ha deciso di farle qualche domanda per inquadrare meglio il personaggio e la persona che si celano dietro HU.

Millemila è un pezzo dal respiro ampio e dalle sonorità internazionali. Segna un punto di svolta nella tua carriera?
Decisamente sì. Millemila è il risultato dell’esperienza umana e artistica vissuta sui palchi che negli ultimi mesi. Ho viaggiato tantissimo, conosciuto essere umani speciali, iniziato a tagliare quello che mi regala note negative durante la giornata e ho imparato a svegliarmi con un grande sorriso. Può essere tutto questo solo una canzone?

A circa 11 anni ti sei avvicinata per la prima volta al mondo della musica. Qual è il primo ricordo della tua vita che associ a questa cosa?
A 11 anni ho preso in braccio una chitarra e ho iniziato a studiare jazz, percorso che alla fine è durato per 10 anni. Ma il primo ricordo che ho della musica è legato a mia cugina molto più grande di me, che suonava il pianoforte ogni domenica quando andavo a pranzo dai nonni. Quello è stato un richiamo indescrivibile verso la musica. E avrò avuto 3-4 anni e non avevo finito la scuola d’infanzia che già imploravo i miei di mandarmi a lezioni di piano.

Sei un’artista capace e poliedrica, non c’è dubbio. Hai mai avuto difficoltà per “staccarti” dall’immagine che ti ha dato Sanremo Giovani?
Non ho avuto difficoltà a staccarmi dall’immagine che mi ha dato Sanremo Giovani perché sono stata sempre me stessa. Da quando ho messo piede lì dentro a quando sono uscita è rimasto tutto uguale come sono, come canto, come mi pongo, il mio fare un po’ imbranato, i miei mezzi sorrisi, la mia inquietudine, il mio modo di vestirmi, i miei capelli: sono sempre la stessa di base, ma un’evoluzione della me di qualche mese fa. È stata un’esperienza umana fondamentale che mi ha fatto solo un gran bene.

Sei anche una producer, oltre che cantante e polistrumentista. Tutte queste skill ti aiutano ad essere più decisa in quello che vuoi dalla musica? O ti piace semplicemente spaziare tra mille ispirazioni diverse?
Io sono una persona curiosa. E in qualsiasi cosa cada la mia curiosità poi finisce che ci devo andare fino in fondo. Per lavorare in team, bisogna essere solidi, trasparenti e indipendenti. È un lavoro quotidiano su stessi. Sono molto severa con me stessa ma solo perché voglio dare il meglio di quello che sono e fare il massimo. Sempre.
Questo preclude anche la mia necessità di imparare a produrre proprio per saper mettere insieme i pezzi e avere una visione chiara su me stessa (che poi sia sempre in divenire, questo è un discorso infinito) che poi o resta dall’inizio alla fine in un processo totalmente autonomo o finisce per essere un lavoro di squadra. Amo entrambi gli approcci, ma il lavoro di team, per me, è necessario. E sì, mi piace spaziare tra mille ispirazioni diverse ma soprattutto essere consapevole di quello che sto facendo.

I live show stanno finalmente ricominciando! Quanto ti è mancato l’aspetto dei live? Dobbiamo aspettarci delle tue date in un futuro non troppo lontano?
Io ho avuto la grandissima fortuna e l’orgoglio di seguire due tour quest’estate. Il mio e quello di Emma, come turnista (synth, chitarre, pianoforte, ukulele, elettronica). Ho viaggiato tantissimo e ora che ho chiuso la mia parentesi estiva di una cinquantina di concerti in totale, non vedo l’ora di partire. Ma a questo giro, è arrivato il momento di pensare all’album e poi saltare sopra ogni palco di qualsiasi città.

La nostra intervista a HU per il nuovo singolo “Millemila”
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La nostra intervista a HU per il nuovo singolo “Millemila”
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La nostra intervista ai Meduza per il nuovo singolo “Tell It To My Heart” featuring Hozier

La nostra intervista ai Meduza per il nuovo singolo “Tell It To My Heart” featuring Hozier

Cristiano Di Capua · 1 mese fa · Music

È molto probabile che se pensi alla musica elettronica Made in Italy, tra i nomi moderni, ti vengano in mente i Meduza. Oppure è anche probabile che conoscerai i loro pezzi, ma non sai che sono effettivamente italiani e quindi artisti a 360° di cui andare fieri. Sono tra i pochi che riescono ad esportare la loro musica in tutto il mondo e in maniera organica. Il trio ad oggi, dopo i singoli “Piece Of Your Heart” e “Paradise”, ha pubblicato “Tell It To My Heart”, il nuovo singolo disponibile dal 29 ottobre per Island Records e che vede un featuring d’eccezione: Hozier.
Inutile dire che tra scelte artistiche audaci e la loro ormai ascendente carriera, Collater.al ha deciso di fargli qualche domanda. Giusto per capire come se la stanno passando anche in vista di questa nuova release dal carattere internazionale.

Meduza

Quando si pensa ai Meduza viene subito in mente una carriera in rapidissima ascesa, soprattutto dopo i vostri numerosi successi in Italia e nel mondo. Quanto ha influito nelle vostre vite lo stop forzato a causa del Covid?  Siete riusciti a trarre qualcosa di positivo da tutto ciò?

Siamo sicuramente diventati molto più consapevoli di ciò che ci stava accadendo. Nel primo anno della release del primo singolo Piece Of Your Heart ci è piovuto addosso il successo in pochissimi mesi. Abbiamo così d’improvviso iniziato a girare il mondo ed ogni giorno eravamo occupati a pensare a una valanga di cose. Non abbiamo mai avuto il tempo effettivo per realizzare veramente come la nostra vita fosse improvvisamente cambiata. La pandemia è stato un periodo che ci ha costretto a fermarci, riorganizzare le idee e capire quale e come poteva essere la strada futura del progetto. Inoltre, passando più tempo con le nostre famiglie, questo stop forzato ci ha ricordato quanto gli affetti siano importanti.

Siete soliti scegliere featuring internazionali e spesso non correlati direttamente al vostro genere di appartenenza, questo con Hozier ne è la conferma. Queste scelte sono dettate da qualcosa o è semplicemente un bisogno di innovarsi uscendo dalla propria comfort zone?

Amiamo collaborare con artisti che non siano troppo contaminati dal mondo elettronico. Vogliamo avere la possibilità di sperimentare e dar vita, quando la formula funziona, a musica nuova e non scontata. Cerchiamo, per quanto si può, di uscire dagli standard creando qualcosa di unico e alternativo. L’unione tra generi diversi pensiamo sia fondamentale al giorno d’oggi. Serve distinguersi in un mercato mainstream in gran parte saturo di musica con poca personalità e scarsa ricerca di innovazione. 

Meduza

Sono pochi gli italiani che hanno effettivamente una carriera nella scena internazionale. La soddisfazione sarà sicuramente altissima. Vi sentite dei portabandiera della musica italiana nel mondo?

Un po’ sì, e ne andiamo fieri anche se, girando qua e là per il mondo, ci siamo accorti di quanti italiani lavorino nel mondo della musica. Abbiamo conosciuto tanti di loro che non risultano protagonisti a livello artistico ma sono parte fondamentale di vari team dietro a grandi progetti.

Vi capita spesso di viaggiare per musica. Come commentate l’attuale situazione in Italia per i live show ?

Siamo indubbiamente molto contenti che la situazione si sia sbloccata finalmente: un po’ in ritardo rispetto al resto del mondo, ma meglio tardi che mai… 
Le persone hanno bisogno della musica e la musica, a sua volta, può sopravvivere solo grazie alle persone che la vivono nei live. Concerti, festival e discoteche sono una parte fondamentale di questa cultura e devono essere prese più in considerazione e protette dalle istituzioni.

Dopo questo singolo, che programmi vi riserva il futuro? Avete obiettivi a breve termine?

Dove possibile, promuoveremo il nuovo singolo con Hozier e continueremo ad esibirci con i dj set live nei club e festival principalmente negli States. Nel mentre stiamo concludendo diverse collaborazioni più club oriented con altri dj e producer e stiamo lavorando al prossimo singolo. Il progetto at work più importante riguarda il live show che stiamo preparando per il 2022. A differenza del dj set, saremo tutti e tre sul palco a suonare live con keyboards e altri strumenti accompagnati da efx 3d.

La nostra intervista ai Meduza per il nuovo singolo “Tell It To My Heart” featuring Hozier
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La nostra intervista ai Meduza per il nuovo singolo “Tell It To My Heart” featuring Hozier
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Vinilica vol. 107 – alaska

Vinilica vol. 107 – alaska

Cristiano Di Capua · 4 settimane fa · Music

Immagina: sei da solo, hai appena salutato la tua crush e stai guidando per tornare a casa.
Tu guidi l’automobile, ma una dolce malinconia guida te.
Queste sono le vibes che si riescono quasi a palpare nel nuovo pezzo di alaska “sto bene”, una nuova rivelazione musicale che ha rilasciato questo pezzo venerdì 5 novembre, disponibile su tutti i digital store per Believe.

La voce calda e rotonda del cantante si mescola perfettamente a una base spiccatamente pop ma sporca di sonorità r&b e soul, che grazie a un four-on-the-floor all’ascolto risulta incalzante, ben orchestrata e di grande profondità: merito anche di metriche fitte e una penna chiara ed ermetica e flow che continuano a cambiare e ad animare il brano.
Il testo parla chiaramente di quelle classiche paturnie mentali che distinguono la mentalità di una persona giovane, che in balia dell’amore, viene risucchiata in un vortice di overthinking. Overthinking che poi si risolve con un “eppure io con te sto bene”: nulla di più semplice e bello.
Incuriositi da tutto ciò e dalle influenze di questo nuovo tassello nel panorama musicale italiano, abbiamo chiesto ad alaska di realizzare una playlist esclusiva per Collater.al, per conoscere meglio la sua provenienza sonora.
Sicuramente ci aspettiamo belle cose da questo progetto, quindi prendetevi un attimo e ascoltate il singolo “sto bene” e subito dopo la nostra Vinilica.

alaska | Collater.al
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La nostra intervista a Laila Al Habash per il suo primo album “Mystic Motel”

La nostra intervista a Laila Al Habash per il suo primo album “Mystic Motel”

Cristiano Di Capua · 3 settimane fa · Music

La settimana scorsa, precisamente il 5 novembre, è uscito il primo album ufficiale di Laila Al Habash “Mystic Motel” per l’etichetta Undamento. Le produzioni dell’intero album sono state affidate a STABBER e Niccolò Contessa che, con la cantante romano-palestinese, hanno dato vita a un album carosello, colorato e mai noioso.
Sicuramente avrete sentito parlare di lei, ha rilasciato una serie di brani come “Bluetooth” e “Come Quella Volta” con cui è stata conosciuta dal grande pubblico, ed è sotto i riflettori da un po’ grazie al progetto Radar di Spotify, oltre ad essere il volto dell’iniziativa Spotify Equal.
L’album è un’opera composta da 12 “stanze” differenti, ognuna con un panorama sonoro abbastanza diverso dalle altre, che ci ospitano al loro interno per un viaggio breve ma intenso: un vero e proprio motel musicale che ci restituisce una visione generale delle influenze di quest’artista. L’opera è stata anticipata dai 3 singoli “Ponza”, “Oracolo” e “Gelosa”, che riuscivano bene o male a darci già un’idea dell’eclettismo di quello che sarebbe poi stato il lavoro di “Mystic Motel”

Insomma, si tratta sicuramente di un progetto interessante e che ci incuriosisce, così Collater.al ha deciso di cavalcare questa curiosità e di fare a Laila 5 domande per inquadrare meglio un lavoro musicale che speriamo la porterà ancora più in alto:

“Mystic Motel” è il tuo primo album. Immagino si tratti di un vero e proprio checkpoint della tua carriera musicale. Ci spieghi la scelta di questo nome da cosa è stata guidata?
Dopo Moquette volevo far entrare l’ascoltatore in un qualcosa di più grande, non una stanza con una moquette ma un vero e proprio albergo dal sapore mistico.

La musica che pubblichi è sempre colorata e cangiante, non ci si annoia mai. Quanta importanza ha la contaminazione di altre culture nella tua musica?
Tanto, io studio sempre, ascolto molta musica, anche quella che non mi piace. Così le mie orecchie non si abituano mai alla stessa cosa e posso produrre cose diverse tra loro ma collegate sempre dal mio gusto e i miei sentimenti.

All’interno dell’album c’è solo un featuring: Coez. Com’è stato lavorare con una personalità come lui? È stato liscio il processo creativo?
Molto liscio, abbiamo scritto tutto in una notte, a distanza, lui a Roma e io a casa mia a Milano.
È stato bello e facile perché Silvano è una persona alla mano, estremamente chiara e professionale, tutte qualità che ammiro e apprezzo.

Laila Al Habash

“Mystic Motel” è un album davvero ricco, c’è tanto da ascoltare. È nato per caso o è stata una vera e propria necessità di esprimersi al meglio e dire tutto quello che avevi nella testa?
Per caso, io ad esempio non riesco a percepire questa abbondanza, perché sono io e basta, sono così. Cambierò molto nel tempo e Mystic Motel è tipo una foto di come sono io adesso.

Il 2021 è stato un anno pieno di soddisfazioni per te e per la tua carriera artistica. Il periodo di stop forzato della quarantena ti ha, in un certo senso, permesso di avere questo boost? Come l’hai vissuta?
Nella prima quarantena del 2020 ho dato 5 esami e mi sono laureata, nella seconda del 2020/2021 invece ho lavorato all’uscita di Moquette. L’ho vissuta bene perché io sto benissimo da sola come in compagnia. L’ho accusata su altri fronti ma non su quella del lavoro, fortunatamente.

La nostra intervista a Laila Al Habash per il suo primo album “Mystic Motel”
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La nostra intervista a Laila Al Habash per il suo primo album “Mystic Motel”
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