Behzad Nohoseini e le sue grafiche

Behzad Nohoseini e le sue grafiche

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Non molto tempo fa abbiamo parlato di Behzad Nohoseini e delle sue serie di grafiche che trasformavano e giocavano con i nomi dei film e le loro trame. Torniamo a parlarne perché l’ultimo progetto pubblicato dal graphic designer iraniano sul suo profilo Instagram ha attirato più di altri la nostra attenzione. 

Behzad prende spunto dal “I’m not a robot” checkbox, quella casella che a volte ci appare quando inseriamo una password o ci iscriviamo a qualche sito internet. L’obiettivo di queste caselle è di controllare che l’utente non sia una macchina, ma una persona in carne e ossa. Molte volte, però, non basta un click. Spesso ci troviamo davanti un quesito: il sistema ci chiede di riconoscere biciclette, semafori, macchine in una griglia di nove immagini. 

Behzad Nohoseini ricrea esattamente queste griglie, ma i quesiti che pone ai suoi follower sono strettamente legati alle problematiche ambientali. Ad esempio, sopra la fotografia di un orso polare al centro di decine di piccoli pezzi di ghiaccio che si sciolgono ci viene chiesto di selezionare i quadrati dove compare un iceberg. 

Per ora questa serie conta solo 4 grafiche, noi speriamo che Behzad Nohoseini ne abbia altre in serbo. 

Behzad Nohoseini | Collater.al
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Behzad Nohoseini | Collater.al
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La casa privata divenuta testimonianza di stili architettonici

La casa privata divenuta testimonianza di stili architettonici

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Il progetto di Lily Jencks Studio prende vita in una zona remota di campagna in Scozia, tra le rovine di una vecchia casa colonica risalente al XVIII secolo, dove è stato costruito un appartamento privato che conserva le varie stratificazioni materiche a testimonianza delle trasformazioni subite negli anni.

I tre strati principali corrispondono uno al muro di pietra, l’interno del quale è rivestito in gomma nera impermeabile, il secondo un sistema murario curvilineo composto da blocchi di polistirolo riciclato e il più interno da una struttura in legno rivestita di plastica rinforzata con fibra di legno.
Questi tre strati sono un chiaro riferimento a stili architettonici diversi e in aggiunta assumono significato e funzioni diverse nelle varie zone dell’edificio.

I muri in rovina esistenti dettano la posizione per le grandi finestre e le porte che si affacciano al paesaggio intorno in cui sorgono morbide colline e campi di allevamento.
Per la facciata esterna sono stati preservati i muri di rudere che si fondono perfettamente con la gomma nera opaca, ed è stato ripristinato il tetto a falde originale, garantendo una coerenza con il contesto esterno.

Testo di Giordana Bonanno.

La casa privata divenuta testimonianza di stili architettonici
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Quel palazzo a Milano decorato da Lucio Fontana

Quel palazzo a Milano decorato da Lucio Fontana

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Siamo a Milano, in zona sant’Ambrogio, vicino all’università Cattolica. In via Lanzone 6 i fratelli Gustavo e Vito Latis realizzano tra il 1949 e il 1951 un edificio residenziale in un lotto colpito dai bombardamenti del 1943. 

L’edificio è composto da due corpi di fabbrica, con il giardino condominiale. Ma la cosa più interessante sono le logge e le terrazze, i cui parapetti in ferro sono stati decorati niente meno che dall’artista Lucio Fontana, che realizza dei portafiori e delle ceramiche decorative, dal colore rosso, giallo, verde e blu e con forme incise e in rilievo tipiche dell’opera dell’artista. Magari ci passate davanti ogni giorni e non ve ne siete mai accorti, o magari vi siete sempre chiesti chi le ha realizzate. In ogni caso, se non ci siete mai stati e vi trovate in zona, andate a rifarvi gli occhi con questa perla incastonata nel centro storico. 

Lucio Fontana | Collater.al
Lucio Fontana | Collater.al
Lucio Fontana | Collater.al
Lucio Fontana | Collater.al
Lucio Fontana | Collater.al

Articolo di Bianca Felicori

Quel palazzo a Milano decorato da Lucio Fontana
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Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque

Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque

Giulia Guido · 4 mesi fa · Design

Oltre a rappresentare un’innovazione in ambito architettonico, Haus riesce a cambiare l’idea che si ha quando bisogna comprare una casa. In fondo è questo l’obiettivo dell’azienda haus.me che da sempre cerca di offrire opzioni abitative differenti da quelle ordinarie e a cui siamo abituati. 

In particolare, Haus è una casa prefabbricata realizzata con una stampa in 3D interamente sostenibile e Off-Grid. Ciò vuol dire che l’abitazione non è legata alla rete elettrica, ciò è possibile grazie a un sistema di pannelli solari e soprattutto permette spostamenti facili e veloci dell’intera struttura da un posto all’altro. 

Il design di Haus è disponibile in tre modelli che riescono a soddisfare ogni tipo di richiesta. Il primo si chiama mOne ed è una casa a un piano solo con una superficie abitabile di 37m quadrati, il secondo, mTwo, con una superficie di 74m quadrati ospita due camere da letto, la terza e ultima, che prende il nome di mFour, ha una superficie di 148m quadrati e si sviluppa su due piani che ospitano 3 camere da letto e due bagni. Il sito haus.me espone anche i prezzi dei diversi modelli che sono rispettivamente di 199.999$, 379.999$ e 1 milione di dollari. 

Forse Haus non è proprio per tutte le tasche, ma non tutte le case possono essere sollevate da terra e spostate. In pratica nel caso in cui decideste di scappare dalla città e andare a vivere al mare o in montagna non dovreste fare le valige, ma semplicemente portarvi dietro casa vostra. 

haus me | Collater.al
haus me | Collater.al
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Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque
Design
Haus, la casa stampata in 3D da costruire ovunque
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Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin

Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin

Collater.al Contributors · 4 mesi fa · Design

Ai piedi di una collina in Città del Messico, si svela tra gli alberi un padiglione dalle pareti in cemento che sembrano essere assemblate come un puzzle e dalle quali sbucano volumi sferici pieni, e uno in particolare vuoto che rivela l’entrata. Si tratta di Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin per il festival Design Week Mexico di quest’anno all’interno della Chapultepec Forest.

Il progetto funge da equilibratore di forze tra architettura razionale e parametrica, preservando al tempo stesso un ambiente naturale all’interno“, ha detto l’architetto. L’esterno forato infatti è pensato proprio per permettere alla luce del sole, alla pioggia e all’ossigeno di arrivare all’interno e mantenere il microclima necessario per una piccola foresta.  

Cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sul riciclaggio delle strutture effimere e sullo scopo principale dell’architettura: beneficio per l’umanità“, ha detto Borissin.

Testo di Giordana Bonanno.

Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin
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Egaligilo, il padiglione progettato dall’architetto Gerardo Borissin
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