Best of 2020 – Street Art

Best of 2020 – Street Art

Giulia Guido · 2 anni fa · Art

Nonostante il lockdown, nonostante i viaggi cancellati, nonostante i festival rimandati, quest’anno gli street artist non si sono arresi e hanno continuato a creare e a trasformare le strade delle città in musei a cielo aperto. Rivediamo insieme i migliori artowork di quest’anno!

Saype arriva a Torino con “Beyond Walls – Oltre i muri”

Due mani che si uniscono in una catena che abbatte i muri, sia fisici che mentali. É questa l’immagine che nel giugno del 2019 apparve, in tutta la sua maestosità, ai piedi della Tour Eiffel ed è la stessa immagine che quest’anno è apparsa anche a Torino. 
Si tratta del lavoro di Saypeland artist franco-svizzero che un anno e mezzo fa ha dato vita al progetto “Beyond Walls – Oltre i muri“. 
Come tutte le sue opere, anche quella torinese è stata realizzata nel più totale rispetto della natura, con una tecnica che l’ha portata a svanire in circa 90 giorni. Nonostante ciò, l’augurio è che la catena umana, fatta di valori e intenti comuni, riesca a resistere nel tempo. 

L’affresco di Amaury Dubois in una Chiesa di Châtelaillon-Plage

Realizzata all’interno della Chiesa di Sainte-Madeleine di Châtelaillon-Plage, comune francese che affaccia sul mare, il lavoro dell’artista Amaury Dubois si è guadagnato il titolo di uno degli affreschi più grandi mai realizzati all’interno di una chiesa francese.

I soggetti di Dubois sono immagini che si possono ricollegare alla dimensione spirituale della Chiesa, ma anche alla località marittima che la ospita. Troviamo, infatti, le ammalianti onde del mare che si stagliano sul soffitto e che sono piene di lische di pesce, simboli dell’oceano ma anche della cristianità.

Walala Parade, il murale di Camille Walala a Londra

Quest’anno, Leyton High Road, una strada della zona orientale di Londra, si è riempita di colori e forme geometriche grazie a uno dei progetti d’arte pubblica più grandi della città.
Ad opera dell’artista di fama internazionale Camille Walala, è nata la “Walala Parade, un murale realizzato sui toni del rosso, del blu, del giallo, del nero e del viola, per rendere più vivibile una zona grigia della città. 

Infinite Cantabria, l’opera di Okuda San Miguel al Faro di Ajo

L’artista spagnolo Okuda San Miguel è tornato anche questanno a farci sognare con i suoi murales dalle dimensioni monumentali e multicolor.
Quello in questione è un intervento unico nel suo genere per la costa spagnola.
Infinite Cantabria” è stata realizzata lavorando sulla superficie esterna del Faro di Ajo.
L’artista ha definito l’opera un omaggio alla ricchezza naturale della Cantabria, ai colori e alle texture tipiche della sua fauna, e alla sua diversità culturale caratterizzata da una grande apertura e modernità nei confronti del mondo.

“Kintsugi Court”, il campo in oro riqualificato da Victor Solomon

Quest’estate, per celebrare la ripresa dell’NBA, l’artista Victor Solomon ha trasformato un campo da basket fatiscente in una vera e propria opera d’arte utilizzando la tradizionale tecnica giapponese del Kintsugi. 
Solomon e il suo team hanno riempito le vistose crepe di un campetto di Los Angeles con una speciale lacca di linfa d’albero spolverata con polvere d’oro, dando vita al “Kintsugi Court”. 

Add Fuel, lo street artist che trasforma gli azulejos in murales

Passeggiando per le strade di Lisbona, oltre a rimanere affascinati dalle facciate di alcuni edifici completamente rivestite dai tipici azulejos, si possono ammirare  i murales di Add Fuel che rendono omaggio a questa antica tecnica. 
Quest’anno, Add Fuel ha terminato “Adapta”, un murale che ricopre l’intera parete esterna di un edificio in Rua da Senhora da Glória che mostra diversi pattern sovrapposti che ricordano proprio quelli presenti sugli azulejos. 
I lavori di Add Fuel sono l’esempio perfetto di come l’arte contemporanea possa ispirarsi e rendere omaggio a tradizioni artistiche del passato. 

“Safe House”, l’opera di Keer ispirata a Christo e Jeanne-Claude

Nell’anno della morte di Christo, che con la moglie Jeanne-Claude è diventato uno dei maggiori esponenti della Land Art, lo street artist Leon Keer ha voluto rendergli omaggio con l’opera intitolata “Safe House”. 
Si tratta di un murales realizzato sulla facciata esterna di una casa e che simula il suo impacchettamento. Ovviamente il soggetto  un omaggio agli Objets Emballé del famoso duo, ovvero degli oggetti di uso quotidiano, ma anche dei monumenti o degli elementi del paesaggio, impacchettati con stoffa e filo. 

“Revolution”, l’ultima illusione ottica di John Pugh

Ci spostiamo nell’Illinois, a Ottawa, per rivedere l’opera realizzata da John Pugh e intitolata “Revolution”.
L’artista americano è famoso per i suoi murales “trick of the eye” ingannano lo spettatore facendogli credere che il muro di un edificio sia rotto e crepato e creando stupende illusioni ottiche iperrealiste. Anche con “Revolution” è riuscito ad ingannarci, regalandoci l’illusione che le donne raffigurate stiano letteralmente spostando un muro creando dei passaggi segreti. 

“Escenografia Alimentaria”, l’artwork di Sabotaje Al Montaje

Matías Mata, meglio conosciuto come Sabotaje Al Montaje, artista originario delle Isole Canarie, quest’anno ci ha regalato “Escenografia Alimentaria”, un murales realizzato nel quartiere in cui vive a San Cristóbal de La Laguna, Tenerife.
L’artwork mostra due persone intente a mangiare del cibo invisibile e un contadino che lavora la terra. L’opera vuole far riflettere sull’importanza del consumo locale nella lotta per l’ambiente.

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Triangle of Sadness in 10 inquadrature  

Triangle of Sadness in 10 inquadrature  

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Cosa succede alla società se improvvisamente lo status quo cambia? La risposta del regista svedese Ruben Östlund si chiama Triangle of Sadness

Triangle of Sadness è stato presentato durante la 75° edizione del Festival del cinema di Cannes, dove è stato premiato con la Palma d’oro al miglior film. Da allora il suo successo ha superato qualsiasi confine. Dalla Svezia alla Francia, dalla Francia al mondo, complice un trailer che in pochi secondi riesce già a catturare l’attenzione dello spettatore e catapultarlo in questa critica alla società moderna annaffiata da champagne e vomito. 

Carl e Yaya sono due modelli che decidono di fare una crociera di lusso. Durante la vacanza conoscono gli altri passeggeri, senza mai davvero relazionarsi con loro, finché a un certo punto la nave non affonda e i sopravvissuti si ritrovano su un’isola deserta. È a questo punto che comincia un’inversione di ruoli e chi prima era in cima alla piramide sociale ora si trova a dover lavorare per le uniche persone che sanno davvero come poter sopravvivere in quella circostanza. Qualcuno riuscirà a dimenticare il lusso e adattarsi al nuovo status quo, altri meno, ma più i giorni passano più la trasformazione da umani a belve si concretizza. 

Ruben Östlund, però, decide di non prendere una posizione e lascia che sia lo spettatore a decidere se questo processo di decivilizzazione sarà ultimato o se c’è ancora speranza nella coscienza umana. 

In netto contrasto con la brutalità e il cinismo della trama troviamo un’estetica pulita ed elegante, figlia anche del lavoro di Fredrik Wenzel, direttore della fotografia svedese che ha collaborato anche con Luca Guadagnino per la miniserie We Are Who We Are. Così, più la situazione diventa critica più l’immagine diventa bella, ipnotizzando lo spettatore. 

Un consiglio però ve lo lascio: guardare Triangle of Sadness dopo cena potrebbe non essere l’idea migliore. 

Triangle of Sadness in 10 inquadrature  
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Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri

Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Gian Paolo Barbieri è uno dei giganti della moda in pellicola, membro di un gruppo di fotografi che hanno saputo descrivere il mondo delle modelle, delle sfilate e del prodotto andando oltre ogni racconto superficiale.
A Milano inaugura oggi, 29 novembre, una mostra del grande maestro della fotografia Gian Paolo Barbieri, che alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery in Via San Vittore 13 presenterà una serie di opere inedite e a colori.

© Gian Paolo Barbieri – Laura Alvarez, Venezuela, 1976 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery

Il titolo della mostra è ‘Gian Paolo Barbieri: Unconventional’, ed è proprio non convenzionale il modo in cui l’artista ha approcciato alla fotografia e alla moda, rielaborata in base alle tante esperienze e alle celebrities con le quali ha intessuto rapporti e contatti diretti.
Negli scatti di Barbieri, conosciuto principalmente per la sua produzione in bianco e nero, si rincorrono provocazione e storia, riprendendo pose della storia dell’arte, citazioni al design e all’architettura, un simbolismo che viene connotato da una visione ultra personale e autentica. La nuova eleganza e il nuovo erotismo che Barbieri ha saputo rappresentare nella sua carriera sono visibili alla 29 ARTS IN PROGRESS gallery, in una mostra che arriva pochi giorni dopo l’uscita al cinema di “L’uomo e la bellezza”, primo docufilm su Gian Paolo Barbieri e già premiato al Biografilm Festival 2022 di Bologna.

© Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Eva Herzigova, Roma, 1997 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Neith Hunter, Grecia – 1983 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Gian Paolo Barbieri – Neith Hunter, Grecia – 1983 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Moira O’Brien, Seychelles, 1981 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
© Gian Paolo Barbieri – Isa Stoppi in Coppola&Toppo, Milano 1968 – Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri : 29 ARTS IN PROGRESS gallery – © Copyright Gian Paolo Barbieri/ Courtesy of Fondazione Gian Paolo Barbieri / 29 ARTS IN PROGRESS gallery
Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri
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Gli scatti inediti del grande fotografo di moda Gian Paolo Barbieri
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Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini

Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Intercettiamo Enrico Costantini in una delle poche pause tra un viaggio e l’altro, quando il fotografo, “nomade” come lui stesso si definisce, ricarica le pile prima di tornare a osservare il mondo dal suo punto di vista, che come la fotografia è verità e finzione. Il viaggio e la fotografia per Enrico Costantini sono strumenti attraverso i quali possiamo far parte di qualcosa che non ci appartiene ma che possiamo rendere nostro per un istante.
Curiosi di capire come nasca il suo rapporto con la macchina fotografica e di scoprire qualche segreto rispetto ai tanti viaggi compiuti in questi anni, Collater.al ha scambiato due chiacchiere con Enrico.

Come ti sei avvicinato alla fotografia? 
Veramente è stato casuale! Ho frequentato una scuola d’arte a Venezia per poi proseguire i miei studi a Roma dove mi sono laureato in interior design. Mi sono avvicinato al mondo della moda e poi da li alla fotografia. Ho comprato la mia prima macchina fotografica reflex quando avevo 20 anni e ho cominciato a sperimentare. Ho sempre avuto un forte legame con il valore del “ricordo” e da lì forse deriva la mia indole di collezionatore. A volte si fotografa per paura di dimenticare o paura di essere dimenticati. Adesso vivo la fotografia come possibilità di raccontare senza dover utilizzare troppe parole, a volte tramite una foto si può rubare un momento di vita altrui e farlo proprio, lasciando invece qualcosa di nostro, della propria esperienza.

Con le tue fotografie ci porti in luoghi lontani come Socotra, Cuba, l’Oman, le Filippine e molti altri.
Di quali storie vai alla ricerca? Quali storie vuoi raccontare?
 
Prima di intraprendere un nuovo viaggio non sai mai realmente quello che ti aspetta. Mi piace raggiungere mete remote e incontaminate. Forse quello di cui realmente vado alla ricerca è l’autenticità. Allo stesso modo amo l’architettura e il design, quindi ogni meta che comprende almeno una di queste componenti per me diventa fonte di stimolo e ricerca.

È scontato dire che durante i viaggi hai a disposizione un’attrezzatura molto differente da quella
che ha un fotografo in studio. Qual è, secondo te, l’attrezzatura necessaria per questo tipo di
fotografia? 

Personalmente, come fotografo, utilizzo solamente la luce naturale. Amo la luce naturale e cogliere le sue svariate e molteplici sfumature. Ogni istante non è mai simile al suo precedente. Detto ciò, solitamente viaggio piuttosto leggero se cosi si può dire. Mi piace però portare con me diverse macchine fotografiche. Direi che in questo caso non esista una vera e propria necessità ma sicuramente non sottovalutare di munirsi di molteplici batterie e memoria sufficiente, ammeto in certe condizioni di viaggio aiuta molto a risparmiare tempo prezioso.

C’è uno scatto al quale sei particolarmente affezionato? Raccontacelo. 
Non penso ci sia uno scatto in particolare al quale io sia affezionato. Probabilmente in generale a tutti gli
scatti relativi al mio primo viaggio reportage in Asia. Un viaggio durato 4 mesi da New Delhi a Hong Kong passando 7 stati, oltre 10.000 km on the road. Si trattava del mio primo viaggio oltremare, avevo 23 anni, ed è stata la mia prima vera esperienza dove mi sono ritrovato a raccontare le persone i luoghi le situazioni che incontravo nel mio cammino. Mi ha dato molto. Si tratta di scatti che seppur molto semplici e di realizzazione tecnica non cosi buona, ogni volta che li rivedo, suscitano qualcosa in me di molto profondo.

Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini
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Ricerca di verità e finzione – intervista a Enrico Costantini
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Il corpo nudo femminile negli scatti fotografici di Alina Gross diventa un elemento lontano da qualsiasi rappresentazione erotica, o meglio il linguaggio della fotografia facilita il tentativo di evocare le ambivalenze della sessualità e del genere.
La fotografa ucraina e ora di base in Germania evoca gli elementi erotici attraverso associazioni di forme e elementi naturali, combinandoli per creare una bellezza imperfetta, quella “Beauty of Imperfection” che è anche il titolo del suo ultimo libro d’arte, nonché del progetto che l’artista porta avanti da quattro anni.
Alina Gross non mostra una bellezza – e una figura della donna – univoca, da raccontare solo attraverso i tradizionali canoni di bellezza, ma amplia il significato delle forme, grazie anche a una resa pittorica dei corpi, favorita dall’utilizzo del colore che spesso cosparge la pelle. L’effetto disturbante della visione di parti nude non è mascherato, Gross però invita l’osservatore a rivedere il processo mentale di analisi della realtà e la sua definizione, che porta ad abbattere barriere vertiginose.

Alina Gross | Collater.al
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
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“Beauty of Imperfection” – gli scatti di Alina Gross
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