Tema caldo degli ultimi anni, soprattutto degli ultimi mesi, è quello della censura sui social, ma più specificatamente Instagram, legata a opere di nudo artistico e fotografia di nudo. Incappiamo sempre più spesso in profili di fotografi, illustratori e designer che vengono bloccati o cancellati perché ritenuti dall’algoritmo – di cui si parla come se fosse un’identità maligna alla pari di Dart Fener – non idonei e non in linea con le politiche di Instagram.
In seguito alla cancellazione di un profilo, che magari contava migliaia se non milioni di follower, nasce sempre un movimento di protesta: il creator in questione attraverso un altro account denuncia l’accaduto e facendo leva su principi come la libertà d’espressione, la libertà dell’arte e l’assurdità della censura, attiva i propri follower affinché, a un certo punto, sua Maestà Algoritmo non ripristina il vecchio profilo. Lo abbiamo visto con quello di progetti come CHEAP Festival, ma anche con quelli di artisti indipendenti come i fotografi ucraini Anastasia Mihaylova e David Dubnitsky.
Provando ad analizzare la questione è sorta spontanea una domanda: e se Instagram avesse ragione?

Comprendiamo la rabbia e la delusione che si provano quando un proprio contenuto viene oscurato, noi di Collater.al lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle quando l’ennesimo articolo di fotografia di nudo ci è stato cancellato da Facebook, cosa che ci ha portato a non ricondividerli più sulla piattaforma. È come se a un tratto una persona su cui facevi affidamento al 110% non ti sostenesse più.
Lo stile di fotografia Art Nude NON è un contenuto pornografico, è Arte – dice Anastasia Mihaylova -, la fotografia di nudo è una cultura dove il corpo umano è un oggetto artistico creato dalla natura stessa, che non ha alcuna connotazione di tipo sessuale.
Si tratta sicuramente di un’affermazione inconfutabile che ha a sostegno secoli di Storia dell’arte, di pittori, scultori e fotografi che hanno saputo trasformare il corpo in materia da plasmare. In fondo, chi meglio di noi italiani può capirlo, che siamo cresciuti con i Bronzi di Riace stampati sui libri scolastici di storia, che siamo andati in gita a Firenze per ammirare il David di Donatello che per di più ogni anno finisce in prima pagina in versione mignon in mano all’attore e all’attrice di turno, che quando andiamo a Bologna ci divertiamo a guardare il Nettuno dalla giusta prospettiva per scoprire la piccola (che piccola non è) virilità nascosta dal Giambologna.
Sfortunatamente sono concetti che il cervello umano è in grado capire, ma che una stringa di numeri e cifre che gestisce miliardi di contenuti su una piattaforma non riesce ancora ad afferrare.
Il fotografo siciliano Salvo Giuffrida sottolinea infatti che Instagram censura le foto con parti del corpo nude indipendentemente dal senso o dal messaggio fotografico.
Sempre Anastasia Mihaylova aggiunge che Instagram utilizza principi di censura obsoleti. […] Le regole e gli algoritmi della censura di Instagram sono così analfabeti e poco logici che gli account che contengono opere d’arte vengono cancellati, ma allo stesso tempo account pieni di contenuti volgari continuano a funzionare.

Ciò è successo al profilo del Leopold Museum dopo aver pubblicato ritratti di Egon Schiele, ma anche più recentemente all’Albertina Museum di Vienna con la foto della Venere di Willendorf.

Questo comportamento della piattaforma scatena due effetti. In primo luogo gli artisti che, come dice il visual artist italiano Andrea Crespi, si affidano ai social network più di quanto la gente pensi perdono il loro profilo, che rappresenta sia ore di lavoro e tempo impiegato a farlo crescere sia un mezzo con cui trovare altro lavoro e nuovi collezionisti. In seconda battuta, e più raramente, gli artisti cominciano ad affidarsi ad altre piattaforme come OnlyFans e Patreon.
Qui però il problema principale è uno e ce lo ha spiegato esaustivamente Andrea Crespi: ad oggi, la possibilità su queste nuove piattaforme di raggiungere livelli di viralità paragonabili a social come Instagram e Facebook è molto lontana. Anche a causa degli abbonamenti richiesti per la fruizione dei contenuti, che non tutti gli utenti sono disposti a corrispondere, rispetto a realtà dove si può accedere gratuitamente.

È in pratica la risposta alla domanda: se Instagram oscura e cancella immagini di nudo artistico perché gli artisti continuano a postare questo tipo di contenuto? In soldoni, perché non c’è un’alternativa migliore. Non c’è un’altra opzione che offra visibilità e opportunità tanto quanto Instagram.
Però – c’è sempre un però – il fatto di avere al momento un’unica alternativa non la trasforma automaticamente in quello che vogliamo noi. Ad oggi Instagram, con oltre 1 miliardo di utenti, è il luogo migliore per gli artisti dove presentare il proprio lavoro, ma non nato con questo intento.
Il fatto è che ogni volta in cui abbiamo assistito ad atti di censura da parte di Instagram si parla, implicitamente o esplicitamente, di una sorta di ingiustizia, di un atto ingiusto che viola il diritto altrui. Il diritto altrui, però, è strettamente legato all’insieme di norme e leggi (ma anche usi e costumi) che regolano diritti e doveri di ognuno di noi.
La Legge del nostro Paese dice che è illegale uccidere o rubare, le norme che regolano i trasporti dicono che per salire su un aereo, un treno, un bus serve un biglietto, regole più implicite dicono che non è buona cosa insultare le persone per strada senza motivo, fare loro uno sgambetto, ma anche mangiare con i piedi o sputare sul pavimento dell’ufficio.
Ogni aspetto della nostra vita è regolato da norme e principi che hanno il compito di tutelare tutta la comunità. Sottolineiamo tutta perché è un punto centrale del discorso.
Così siamo andati a vedere cosa dicono le linee guida della community di Instagram – che tutti noi accettiamo nel momento in cui ci iscriviamo – riguardo ai contenuti di nudo e si può leggere: “Sappiamo che talvolta le persone desiderano condividere immagini di nudo artistiche o di natura creativa, ma per diversi motivi non è consentita la pubblicazione di contenuti di nudo su Instagram. Sono inclusi le foto, i video e altri contenuti creati con strumenti digitali che mostrano rapporti sessuali, genitali e primi piani di fondoschiena nudi. Sono comprese inoltre alcune foto con capezzoli femminili in vista, tranne che nel contesto di allattamento al seno, parto e momenti successivi al parto, situazioni correlate alla salute (ad es. in seguito a una mastectomia, sensibilizzazione sul cancro al seno o chirurgia di conferma del genere) o atto di protesta. Anche le foto di dipinti e sculture con immagini di nudo sono accettate.”

Su ciò che è scritto nell’ultima riga, con esempi che dimostrano la contraddittorietà, abbiamo già parlato, ma su tutto il resto la posizione di Instagram è chiara.
Forse una posizione non condivisibile da molti – stando alle testimonianze che abbiamo raccolto -, ma qualcuno che va controcorrente c’è: il fotografo italiano Emanuele Ferrari, in una nostra intervista che potete rivedere qui, ha detto: per quanto riguarda la censura sui social, sembrerà strano, ma mi trovo d’accordo. Ho un bambino di 6 anni e dato che ormai il social è utilizzato da persone di qualsiasi fascia di età penso che vadano tutelate, perché penso che una foto di nudo, anche artistico, vada capita. La fotografia ha una libertà di espressione, puoi fare le foto di qualsiasi cosa per me, però sul social devi stare attento, hai un obbligo anche educativo.
Torniamo così al concetto di tutela di tutta la community. Spesso dimentichiamo che su Instagram siamo uno su circa 1.074 miliardi di utenti che vivono in Paesi diversi, che hanno un’altra età, parlano un’altra lingua, hanno avuto un’educazione differente e sposano usi e costumi diametralmente opposti dai nostri.
È un social che nasce come luogo in cui condividere foto apprezzabili e comprensibili da tutti – e scrivendo tutti ormai intendiamo anche utenti di qualunque fascia d’età. Ognuno di noi può avere il proprio parere rispetto al fatto che la fotografia di nudo e il nudo artistico rientri o no in questa categoria, a volte però bisogna arrendersi al fatto ciò che è giusto, rispetto alle regole del luogo reale o virtuale che abbiamo scelto per condividere il nostro contenuto, non coincide con ciò che vogliamo.

